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La povertà in Svizzera riguarda una persona su 12

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Al di là delle preferenze politiche e ideologiche occorre che si prenda le misure con una realtà cocente che molti ancora rinnegano: la Svizzera è sempre meno oasi paradisiaca e sempre più aperta a povertà, senso di solitudine e disagi.

Il rapporto curato dall’Ufficio federale di statistica disegna scenari poco incoraggianti, a partire dalla povertà che attanaglia l’8,2% della popolazione, percentuale a cui va aggiunto un altro 4,3% costituito dai working poor, lavoratori a bassissimo reddito.

Tra i più colpiti i single e, in questa categoria, si inseriscono le famiglie monoparentali e persone con una scarsa formazione. I dati, che fanno riferimento al 2017, mostrano tuttavia una stasi nell’erogazione dell’aiuto sociale nel suo insieme, con aumenti tra le persone tra i 46 e i 64 anni di età e tra i più piccoli che si sovrappongono per lo più con le famiglie monoparentali.

La disoccupazione, nel ventennio tra il 1996 e il 2017, ha visto un aumento dei casi di lunga durata e di casi relativi alle famiglie monoparentali, seppure in un contesto generale di crescita economica che non lenisce un aumento della povertà, la quota degli aiuti sociali è rimasta pressoché invariata. Un’equazione che stride con la serietà dell’Osservatorio federale. Inoltre, emerge dal report, il reddito disponibile nel 2016 era di 4.121 franchi pro capite. Il 4,9% della popolazione si definisce affetta da solitudine.

Vecchiaia e malattia incidono in modo più che sensibile sui 175 miliardi di franchi (il 26,1% del Pil) destinati alla sicurezza sociale. I costi cagionati dalla disoccupazione restano stabili, nonostante il numero crescente di disoccupati. Anche in questo caso il lettore deve essere messo in condizione di riflettere: la diminuzione delle indennità di disoccupazione è davvero la soluzione al problema?

 

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