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Come hanno reagito le autorità ticinesi al caso Elena Paltrinieri? Con il solito silenzio

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I funzionari pubblici e i governanti devono rendere conto ai cittadini di quello che fanno. Non c’è molto da discutere su questo punto.

Elena Paltrinieri, psicologa italiana oggi sotto inchiesta per diffamazione ripetuta e della cui consulenza si è più volte avvalsa l’ARP 3 di Lugano Breganzona è solo uno dei casi a cui facciamo riferimento.

Abbiamo contattato l’ARP 3, la Camera di protezione del Tribunale d’Appello (Cpta) e il dipartimento delle Istituzioni ponendo domande semplici. Nessuno ha risposto.

Ticinonews ha ripreso il nostro articolo, salvo poi rimuoverlo dopo poche ore.

Cerchiamo di fare chiarezza: il lettore che dovesse dubitare della nostra inchiesta è certamente libero di farlo. Ma se crede che Ticinonews abbia rimosso l’articolo perché impreciso o non veritiero, allora è opportuno ricordargli che il giornalismo è fatto di verifiche: la redazione di Ticinonews avrebbe potuto contattarci e chiederci persino i documenti a supporto di ciò che abbiamo scritto. Non lo ha fatto e questo suggerisce che la censura sia venuta da fuori. Da dove non lo sappiamo, quindi non abbozziamo teorie.

Se qualcuno crede che le istituzioni non debbano rispondere ai cittadini, allora può fare a meno di continuare a leggere questo articolo. ilCronista non c’entra nulla, benché sia una giovanissima testata (viva da 31 settimane per l’esattezza e che già vanta migliaia di lettori) e, in ogni caso, a domanda le istituzioni dovrebbero rispondere, poco importa da dove arriva.

Perché è grave ciò che ha fatto la psicologa Paltrinieri 
Ha mentito. E lo ha fatto online, creando diversi profili per commentare un articolo apparso su un media brianzolo e altre risorse online, accusando una sua paziente di fatti che poi si sono rilevati inesatti o del tutto falsi. Ora, considerando che la psicologa è stata chiamata dalle autorità di Lissone (nei pressi di Monza) a svolgere una perizia, non si capisce come mai abbia deciso di essere parziale e di prendere le difese del compagno di questa sua paziente. Lo ha difeso coi denti, arrivando a rivelare in pubblico particolari protetti dal segreto professionale e arrivando a sostenere teorie che non hanno riscontro nella realtà, ovviamente a scapito della sua paziente.

Ora – e non stiamo dicendo che sia così – sapendo che la Paltrinieri è stata in grado di mistificare la realtà online, quindi davanti a una platea più o meno numerosa di persone, e non è stata in grado di mantenere un giudizio obiettivo e imparziale, cosa è in grado di fare in sede periziale, quando non è esposta a occhi terzi e si appresta a scrivere pareri su cui le ARP, in un secondo momento, dovranno prendere decisioni che riguardano i ticinesi? Quali garanzie offre una simile professionista? Perché le autorità ticinesi non muovono un dito, ora che la scarsa serietà della Paltrinieri è comprovata?

Il precedente che l’ARP 3 ha ignorato
La psicologa Paltrinieri ha svolto, per conto dell’ARP 3, una perizia su due minori. Tale perizia è diventata una sassaiola contro il padre dei bambini che neppure ha mai visto (non c’è una sola parola spesa sulla madre, né positiva né negativa), ascoltato appunto al telefono e al cui proposito non è stata spesa una parola buona. La psicologa Paltrinieri, in tempi successivi, lo ha dipinto come un mostro. Una perizia svolta al telefono non ha valore alcuno, anche perché ancora oggi la psicologa non è in grado di dimostrare di avere parlato con il padre dei minori. Non lo ha mai sentito prima del momento in cui gli ha fatto la perizia al telefono, come potrebbe essere certa che fosse proprio lui il suo interlocutore? E le istituzioni come hanno potuto affidarsi a una simile perizia?

L’Ordine degli psicologi della Lombardia ha richiamato la signora Paltrinieri, sottolineandone il modus operandi poco ortodosso. L’ARP 3, tuttavia, non ha avuto scrupoli nel prendere la propria decisione. Una decisione nefasta per i ragazzi, il padre e i nonni paterni, nel frattempo deceduti senza avere notizie dei nipoti né averli visti per anni. L’interruzione dei rapporti con la famiglia del coniuge odiato è uno dei punti salienti della Pas (sindrome da alienazione genitoriale) che la psicologa Paltrinieri dice di conoscere molto bene. Le autorità, come al solito, non si sono fatte domande.

Che qualcosa non tornasse era chiaro da tempo
La psicologa Paltrinieri ha querelato per stalking l’uomo a cui ha fatto la perizia per telefono. Non lo aveva mai visto in faccia (lo ha specificato nella querela depositata presso i Carabinieri di Monza) eppure sosteneva che l’avesse seguita e perseguitata. Inutile dire che alla querela è seguito un non luogo a procedere ma, di tali presunte vessazioni, la Paltrinieri ha avvisato l’ARP 3, rendendo così il cittadino (ticinese) ancora più indigesto alle autorità. E nessuno ha mosso un dito. Non possiamo essere certi che le considerazioni menzognere fatte dalla Paltrinieri all’ARP 3 abbiano avuto un peso sulle decisioni prese da quest’ultima ma, considerato il meccanismo punitivo messo in atto dalle istituzioni, escluderlo è prematuro e insensato.

Cosa abbiamo chiesto alle autorità
Ci siamo rivolti al giudice Franco Lardelli (presidente della Cpta), alla signora Marisa Romeo (Cpta), all’ARP 3 di Lugano e al direttore del dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. Abbiamo chiesto loro come intendono intervenire, se intendono riesaminare i casi seguiti dalla Paltrinieri o intendono fare spallucce come al solito, facendo regnare l’omertà ormai ben nota e radicata alle nostre latitudini.

Ha vinto l’omertà (ma l’Associazione StopARP non si arrende)
Nessuna risposta. Perché i cittadini non meritano di sapere e, soprattutto, le istituzioni non devono porre rimedio ai propri errori. Intanto si è mossa l’Associazione StopARP che intende analizzare la situazione e, laddove ci fossero i requisiti di legge, portarla nelle aule competenti.

Tiriamo le somme
È noto che le ARP, davanti alla resistenza delle utenze che non vogliono accettare decisioni lesive e abusanti, inaspriscono le proprie decisioni, scatenando un effetto punitivo che esula dal diritto, dal buon senso e da ogni forma di civiltà. L’unica conclusione possibile, che scriviamo con dolore, è che più le istituzioni sono incompetenti e più è severo il loro giudizio.

 

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