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Il Consiglio di Stato difende l’operato dell’ARP 3

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claudio zali, ilcronista, il cronista

Il 14 dicembre appena trascorso abbiamo pubblicato la prima parte di questo articolo, che potete leggere qui. I fatti, in modo succinto, vedono coinvolti l’Autorità Regionale di Lugano (ARP 3) e i parenti di un anziano posto sotto curatela i quali, dopo il decesso di quest’ultimo, si sono resi conto che – a loro parere – l’ARP 3 non sarebbe stata proprio ligia nel disporre del suo denaro.

Per questo motivo, seguendo le norme del Codice civile, hanno chiesto al Consiglio di Stato di essere risarciti di poco più di 140mila franchi.

La risposta del Consiglio di Stato
L’Esecutivo Cantonale fa leva su due aspetti principali: accusa deliberatamente gli eredi di essersi disinteressati del defunto e di esigere un risarcimento soltanto per ragioni patrimoniali e, nel contempo, sostiene che l’anziano fosse in grado di autodeterminarsi.

La comunione ereditaria, da noi raggiunta al telefono, nega entrambi gli addebiti. Da una parte l’ARP 3 non ha mai informato i parenti dell’inizio della curatela e, dall’altra, i certificati medici riconoscono l’incapacità di determinarsi dell’anziano.

Il Consiglio di Stato, limitandosi a dare voce all’ARP 3, respinge ogni addebito e rifiuta il risarcimento, lasciando peraltro inascoltata la replica degli eredi. Replica in cui vengono palesate le profonde incongruenze nella versione resa dall’ARP 3 di Lugano. Per qualcuno questa è giustizia.

Cosa stride
Il Consiglio di Stato ha chiesto all’accusato di scagionarsi, senza verificare la veridicità di quanto ha dichiarato, accettando ciecamente e con fiducia piena la versione resa dall’ARP 3. Versione che avrebbe meritato degli accertamenti minuziosi.

Etica, responsabilità e (se del caso) il coraggio di ammettere una serie di grossolani errori, di queste cose nessuna traccia.

 

 

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