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Il franco svizzero è ancora un bene rifugio

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Il 15 gennaio 2015, quando la Banca nazionale svizzera (Bns) ha soppresso la soglia minima di scambio tra euro e franco svizzero (1,20 franchi per ogni euro) i big dell’economia elvetica hanno espresso preoccupazione. La borsa, quel giorno, ha ceduto più dell’8,5%. Oggi, a cinque anni da quel giorno, il franco svizzero è ancora forte e, sui mercati internazionali, è considerato un bene rifugio.

Nessuna onda anomala
La Bns, pure smettendo di garantire la soglia, ha continuato a muoversi sul mercato delle valute, acquistando quelle estere affinché il franco ammortizzasse i colpi.

Il timore relativo al futuro dell’export, benché fondato, è stato scongiurato, la recessione paventata da alcuni non si è vista. È vero che qualche frenata c’è stata, è anche vero che alcune aziende, per rimanere competitive sui mercati internazionali, hanno dovuto assottigliare gli utili e hanno dovuto nel contempo raggiungere più alti livelli della qualità dei prodotti e dei servizi offerti.

I tassi negativi
La Bns tiene negativi i tassi sul franco svizzero, politica che non piace al comparto finanziario ma, in una visione più ampia, anche questo contribuisce a tenere salda l’economia. E, intanto, la valuta elvetica è considerata un bene rifugio.

Un bilancio in chiaro scuro ma molto più roseo rispetto a quello dipinto cinque anni fa.

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