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La differenza tra morire per Coronavirus e di Coronavirus

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I numeri delle persone morte a causa del Coronavirus (o “per” Coronavirus) continuano a salire e l’emergenza – per l’Organizzazione mondiale della sanità siamo nel pieno di una pandemia – è reale, non va sottovalutata né va abbassata la guardia.

Vanno però fatte delle precisazioni. Una di queste ci costringe a rivedere il modo in cui i media annunciano, senza farsi troppe domande, i numeri forniti loro da enti e organizzazioni ufficiali.

Al 22 marzo scorso, stando alle informazioni fornite dall’Istituto superiore della Sanità italiano le persone morte (in Italia) di Coronavirus sono poche decine.

Cosa vuole dire
Per entrare nel dettaglio, osservando il 17,7% di un campione formato di 2.003 cartelle cliniche (quindi 355 cartelle), è stato possibile affermare che il decesso di 12 persone (il 3,4%) è stato causato dal Coronavirus, poiché queste non soffrivano di altre patologie. 84 persone (23,7%) decedute presentavano una patologia pregressa, 90 persone (il 25,4%) presentavano due patologie e 169 persone (47,6%) soffrivano di almeno tre altre patologie.

Questo non declassa la pericolosità del Coronavirus né deve indurre a una mistificazione della gravità del momento che stiamo attraversando, è pure vero che i numeri, se non contestualizzati, restano numeri.

Dando una lettura più completa, è possibile trovare salutare riparo in una nuova forma di ottimismo.

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