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Bertoli rimandato a settembre

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Il direttore del dipartimento dell’Educazione, della cultura e dello sport Manuele Bertoli è ancora al centro della polemica. L’Mps, con un comunicato durissimo, ne chiede le dimissioni. Ritornare in classe l’11 maggio, a pochi giorni dalla fine dell’anno scolastico, è per molti un atto sconsiderato.

Un passo indietro
Diverse settimane fa, siamo a fine marzo di questo 2020, ci siamo chiesti quanto il ministro fosse in possesso di doti decisionali appropriate, considerando lontana da ogni criterio logico la tardiva chiusura delle scuole (e il teatrino a cui ha dato vita, raccontato da Liberatv).

Oggi, a oltre un mese di distanza, i nostri dubbi hanno una risposta certa.

È vero che abbiamo, nel tempo, espresso più di una perplessità sul modo in cui il ministro Bertoli intende la scuola, su quanto la sua visione sia allineata alle necessità del mondo del lavoro, è anche vero che – in virtù del rispetto istituzionale – abbiamo sempre dato chance e tempo al direttore del Decs. Ma ora il tempo è finito.

Non perché l’Mps ha chiesto le dimissioni del ministro (le aveva già chieste quando, a settembre del 2018, Bertoli è uscito sconfitto dalle urne del referendum su La scuola che verrà, pasticciaccio brutto che è uscito frantumato dalle urne).

Neppure perché il conflitto tra Bertoli, docenti, allievi e genitori appare scontato e apertissimo. Bertoli è al posto sbagliato perché, nel giustificare la riapertura delle aule, ha sostenuto che la scuola è un pilastro della nostra società. E questo è tanto vero quanto è inaccettabile.

La scuola è un pilastro fondamentale della società. Allora perché non la allinea alle necessità del mondo del lavoro? Perché non dà retta a docenti, allievi ed esperti? Perché rimanda sempre al mittente le critiche?

Vero, verissimo che la scuola è fondamentale, ma il contesto della società attuale – nel pieno di un’emergenza sanitaria che coinvolge tutto il mondo – ha bisogno di altri pilastri. E la scuola può aspettare settembre. La salute di tutti no.

Una ricerca pubblicata su Science (Science!) ha dimostrato che i bambini sono meno sensibili all’infezione da Covid-19 ma hanno il triplo dei contatti degli adulti. Quindi, in altre parole, sono meno esposti all’infezione ma corrono più rischi di ammalarsi. E, una volta malati, sono untori quasi perfetti.

Questo, soprattutto nel momento in cui i reparti di cure intensive degli ospedali fossero sovraffollati, diminuirebbe le possibilità di sopravvivenza agli adulti malati, il cui posto verrebbe ceduto ai giovanissimi.

Forse, ministro, è arrivato il momento di fare un bagno di umiltà o, in alternativa, di fare un passo indietro. Il tempo degli errori è finito.

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