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Facebook e Google spingono lo smart working

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Sia Facebook sia Google hanno avviato un processo di smart working fino alla fine dell’anno in corso, riconoscendo ai propri dipendenti il diritto di riorganizzare la propria vita privata, ovviamente alla luce dello stato pandemico.

Si può ragionare, ma facciamo soltanto un breve accenno, sulla curiosità della situazione: laddove non è arrivata la consuetudine all’uso delle tecnologie, è arrivato il coronavirus. Ma se si considera che un accelerante, qualunque esso sia, ha dei risvolti positivi allora – se non altro dal punto di vista dell’adozione dello smart working – va bene così.

Facebook ha già garantito ai propri dipendenti un incentivo di mille dollari per coprire eventuali costi di baby sitting e per indurli a lavorare da casa.

Google nel contempo ha annunciato che la sede di Mountain View riaprirà a luglio ma che chi vorrà continuare a lavorare da casa potrà farlo, almeno fino alla fine dell’anno.

Le ricadute positive
Riuscire a organizzare la vita professionale e quella privata con maggiore facilità è il primo punto forte dello smart working. Le ricadute però sono molteplici: minore stress, minor traffico, minore inquinamento e quindi effetti benefici sull’ambiente. C’è anche il cambio di paradigma e di cultura che riguarda tanto le aziende quanto i dipendenti. Le prime che dovranno introdurre nuovi strumenti e nuova mentalità per la gestione del lavoro e, per gli altri, la necessità di una maggiore responsabilizzazione, con effetti positivi sulla professionalità e sul senso del dovere.

 

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