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La pandemia mette a nudo la povertà? Semi frottole

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povertà, il cronista, ilcronista

Questo è un fact checking doloroso. Fa male al cuore dovere tornare sull’argomento povertà, il cui aumento è – secondo i media – da imputare al Coronavirus.

Dovessimo fermarci a un’analisi superficiale, va ovviamente sottolineato che il Covid-19 ha ulteriormente incancrenito la situazione. Si tratta di una recrudescenza, ovvero dell’aggravarsi di un male già presente. In assenza di tale male pregresso, non c’è emergenza sanitaria al mondo che può rendere tanto spettrale una qualsiasi realtà.

Ginevra e Zurigo, riporta il Corriere del Ticino, sono i Cantoni più toccati (forse i soli misurati) dalla povertà “da Covid-19”. L’associazione Incontro è giunta a distribuire 900 “pacchi” a settimana, contro i 70 che distribuiva prima dell’emergenza sanitaria. A Ginevra a metà maggio ne sono stati forniti 2.600 in una settimana, il doppio rispetto a quindici giorni prima. Tutto ciò condito da una coda lunga di persone le quali, pazientemente, si sottopongono a ore di attesa.

Tv Svizzera racconta una realtà simile, addobbandola di dettagli dolorosi: alla pista di pattinaggio di Vernets (Ginevra) la distribuzione di cibo inizia alle 9 di mattina e le prime persone si sono messe in fila alle 5, ovvero quattro ore prima. La coda ha raggiunto il chilometro e mezzo di lunghezza.

Cosa dicono i dati ufficiali
La povertà in Svizzera non è stata “messa a nudo”, ma rilanciata dal Coronavirus o, meglio, rilanciata dall’attenzione dei media.

A settembre del 2019 (prima dell’emergenza sanitaria) Eurostat ha pubblicato un rapporto sulla povertà in Europa, usando set di dati del 2013 (quindi ben prima che il Covid facesse capolino). I numeri hanno mostrato che il Ticino fosse in qualche modo equiparabile al Sud Italia e alla Grecia. Altri dati, risalenti a epoca più recente, dichiarano che la povertà in Svizzera tocca l’8% della popolazione.

Quella parte non misurabile
I media non citano – e fanno bene perché non è misurabile sull’immediato – un funzionamento psicologico che induce i bisognosi a mostrarsi quando una situazione generale permette loro di superare i moti di orgoglio. In altre parole, quell’imbarazzo che si può provare nel chiedere aiuto in tempi normali viene meno se un evento collettivo (il Coronavirus, in questo caso) contribuisce a ridurre il sentimento di vergogna che può provare chi è in difficoltà.

Quello che c’entra
Non c’entra il Coronavirus che, va ribadito, ha aggravato una situazione già in avanzato stato di putrefazione. C’entra il comparto politico che con il passare degli anni (i dati Eurostat risalgono al 2013) ha continuato a fare finta di niente o a fingere di interessarsi al problema senza mai essere incisivo nel trovare soluzioni.

 

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