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Hanno riaperto e ora minacciano di richiudere

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Il sindaco di Lugano Marco Borradori striglia (via Facebook!) i “trasgressori”, ovvero coloro i quali si sono assembrati per la città, dopo la riapertura di parchi e altre diverse aree.

La riapertura inneggia al ritorno alla normalità, al ritorno a ciò che era prima ma – secondo Borradori almeno – le persone non devono comportarsi come si comportavano prima.

Immancabile la minaccia: “Non ci siamo! O si cambia o chiuderemo nuovamente tutto”. La domanda che nasce come un riflesso spontaneo è semplice: allora perché avete riaperto, accollandovi il rischio (più che calcolabile) della necessità che ha la popolazione di ritornare alla normalità?

Ma a stordire più della solita minaccia, che mostra una debolezza raccapricciante, è lo scarico di responsabilità nascosto nello svarione concettuale della frase con cui il sindaco sostiene che: “una seconda ondata potrebbe essere catastrofica e la responsabilità di evitarla è solo nostra”. Nostra? Nostra di chi, esattamente? “Nostra” delle persone che hanno voglia di normalità e o “nostra” di chi non è in grado di capire che il bisogno di normalità spinge le persone ad assumersi dei rischi?

La responsabilità è esclusivamente di chi non sa leggere l’essere umano in quanto tale e antepone la quiete politica alla salute dell’uomo. Quindi, e lo diciamo a chi ragiona come il sindaco di Lugano, il significato di “nostra”, in questo caso, è “vostra”.

Riaprire per richiudere è confondere la causa con l’effetto attendendosi risultati diversi da quelli prevedibili e persino scontati. Lo diciamo da mesi: l’intelligenza che causa un problema non può essere impiegata per risolverlo.

Gesti sconsiderati ai quali si cerca di rimediare, in modo quasi fantozziano, ricorrendo alle minacce. E tutto senza mai mettersi in discussione.

 

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