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Ferrari vince la causa contro Philipp Plein

Fosse soltanto una notizia di cronaca noi de ilCronista non la riporteremmo. Ma la querelle tra la Ferrari e Plein dice molto di quest’ultimo

Ad agosto del 2019 l’ufficio legale della Ferrari ha intimato a Philipp Plein di non utilizzare un’immagine pubblicitaria in cui lo stilista tedesco accostava un paio di scarpe Moneybeast verdi (che oggi vengono vendute a 4.000 euro) a un’autovettura del Cavallino del medesimo colore. Inoltre, comunicava la Ferrari, l’uso di donne in abiti succinti al fianco delle automobili – che apparivano in un altro scatto pubblicitario – non era affatto gradito in quel di Maranello.

Plein ha fatto spallucce e l’8 giugno 2020 è arrivato il verdetto. Lo stilista dovrà risarcire la Ferrari per il danno di immagine subito, totale del conto: 300 mila euro.

Cosa rivela questa notizia
Quello che fa riflettere, al di là delle strategie di marketing di Philipp Plein, è lo scambio di battute che c’è stato, nel 2019 come nel 2020, tra quest’ultimo e la casa automobilistica.

Nel 2019, una volta raggiunto dalla diffida della Ferrari, lo stilista ha tuonato sui social: “L’ad di Ferrari dovrebbe pensarci due volte prima di permettere ai suoi avvocati di scrivere una lettera di questo genere ad un cliente prezioso che ha acquistato quattro Ferrari negli ultimi 10 anni. Resto senza parole di fronte al comportamento non professionale e aggressivo dell’azienda Ferrari nei confronti dei propri clienti. Questo è un vero e proprio ricatto! Non rimuoverò la foto e intraprenderò un’azione legale contro la Ferrari per questo comportamento non professionale. Mi aspetto delle scuse formali dal Signor Camilleri” (Amministratore delegato del Cavallino, ndr).

Nel 2020, dopo avere ricevuto il verdetto del tribunale, Plein ha utilizzato ancora una volta i social media per farsi sentire, sostenendo quanto la situazione sia ridicola e si snodi attorno a questioni irrilevanti.

Una sorta di dietro-front rispetto all’opinione che Plein aveva nel 2019 e, a prescindere, una posizione clientelare di difficile comprensione. C’è da chiedersi se Plein permette ai suoi migliori clienti di utilizzare i suoi prodotti per farne un uso non consono. Non si capisce perché, tra l’altro, il fatto di avere comprato 4 Ferrari in 10 anni gli conferisca particolari diritti.

Questione di logiche
Che Ferrari (come ogni altro brand) tenda a valorizzare i propri prodotti concedendone i diritti di immagine secondo logiche aziendali non deve stupire. Non appare una filosofia tanto fumosa la cui bontà debba essere confermata da un tribunale. Appare, al contrario, un eccesso di esuberanza da parte dello stilista tedesco il quale, rifiutando di rimuovere la fotografia, ha mostrato la volontà di fare redimere la questione nelle aule competenti.

Questa forma di esuberanza può anche ricadere sul modo in cui rispetta le leggi sul lavoro? Può in qualche modo influenzare la sua personale visione delle risorse umane?

La posizione di Plein è difendibile?