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Il futuro delle app segue il modello WeChat

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Cloud e libertà di movimento, anche rimanendo seduti davanti a una postazione fissa. Questa in breve la filosofia con cui Jared Spataro, vice presidente e capo della divisione Office di Microsoft, interpreta il futuro. Lo ha raccontato a La Repubblica, in un’intervista ricca di spunti interessanti.

Useremo diversi strumenti per lavorare, usufruire di contenuti di intrattenimento, fare acquisti e comunicare. Servizi basati sul cloud – quindi raggiungibili da qualsiasi posto e con qualsiasi dispositivo – che ci permetteranno di fare tutto da un’unica app. Proprio tutto: prenotare posti al ristorante, viaggi, vacanze, chiamare un taxi, condividere file (anche multimediali), inviare e ricevere denaro.

Questa è, tra le altre cose, l’aspirazione massima di Facebook, che vuole sempre più diventare un life style, uno stile di vita. Ma quello dello stile di vita, il lettore ci passi la disgressione, è un modello frequente nel mondo del digitale. Anche Uber – il vettore privato che fa concorrenza ai taxi – punta allo stesso obiettivo: ad altre latitudini offre più servizi, incluso quello delle consegne a domicilio. Qualsiasi cosa una persona debba fare, nella filosofia di Uber, può essere fatta grazie alle sue vetture. Spostare persone o merci risponde alla medesima filosofia: chiama Uber e delega.

Il modello di riferimento di cui parla Spataro è quello di WeChat, app cinese che va per la maggiore in Cina, a cui si ispirano anche gli attori dell’economia occidentale.

Un treno su cui sono salite Amazon, Facebook e Google (soltanto per citare alcune aziende e in rigoroso ordine alfabetico per non fare torto a nessuno). Una sola app, o una suite di poche app, per fare ogni cosa. Dietro c’è un mondo di pubblicità imperante: immaginate di essere al cinema e di essere raggiunti da messaggi pubblicitari del ristorante accanto alla sala, che vi offre uno sconto del 10%, del quale potete godere soltanto cliccando sul pulsante “prenota” per avere un tavolo riservato subito dopo la fine del film.

Una sola – o poche – app, una enorme battaglia pubblicitaria, e noi in mezzo a fornire (gratuitamente) dati a chi ne fa uso guadagnando quattrini. Una visione un po’ sciatta e dequalificante della libertà umana, ma reale.

Inoltre questo life style, rimette in discussione i principi della privacy, ma questo è un altro, spinoso, discorso.

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