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Sui permessi niente di illegale. Parola di Gobbi

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Quando si parla di stranieri e permessi, come ha detto il direttore del dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi durante l’ormai famosa puntata di Falò del 3 settembre 2020, è pronto a dare una connotazione politica alle leggi che non gradisce. Quando si tratta di cittadini vessati dalle istituzioni che dirige, esiste la separazione dei poteri a cui fa spesso riferimento, peraltro fornendo una verità rarefatta e parecchio edulcorata.

Per essere più chiari: nonostante ci sia la separazione dei poteri, quando si tratta di stranieri fa spallucce, quando si tratta di Autorità Regionali di Protezione (ARP) o di Medico del traffico, non può fare nulla.

Lo abbiamo chiesto all’onorevole Gobbi molte volte e non ha mai risposto: se la separazione dei poteri esiste dal 2013 (e non è certo piovuta dal cielo ma è stata fortemente voluta), perché dal 2011 a fine 2012, pure essendo seduto sulla poltrona più alta del dipartimento delle Istituzioni, non ha mosso un dito per mettere mano al disastro ARP?

A farne le spese, del resto, sono “soltanto” circa 30mila cittadini. Un numero che a Bellinzona rimane tale ma, vicino alle cifre delle statistiche, ci sono nomi e cognomi.

Niente di illegale
Relativamente ai permessi, il direttore del dipartimento delle Istituzioni ha più volte sottolineato di non avere commesso alcun reato. Tutto legale. Il fatto che lo dica lui, da capo del dipartimento che include gli organi giuridici, è quanto di più parziale si possa dire, al limite del conflitto di interessi.

Se c’è legalità o meno dovrebbe stabilirlo la magistratura. Se Norman Gobbi e il governo sono sinceramente convinti di avere agito per il meglio, permettano l’Alta sorveglianza del parlamento. La magistratura dia man forte a quello che la Lega dei ticinesi chiama “governicchio”, apra un’inchiesta – la affidi a pm attendibili – e giunga a conclusioni sostenibili e comprovate.

Stupirebbe se l’autorità smentisse l’autorità, perché dovrebbe essere auspicabile che Gobbi smentisse sé stesso? Per cosa è stata creata la magistratura? Per lasciare che un ministro assolvesse sé stesso? Ne prendano nota i cittadini e smettano di pagare le multe di parcheggio. Si assolvano da soli, dicendo di non avere infranto nessuna legge del codice della strada. Non è grave, del resto. L’esempio viene dall’alto, no?

La legge in chiacchiere
Da un ministro ci si aspetta trasparenza. Il lettore avrà notato come Gobbi, durante la trasmissione Falò, conoscesse per filo e per segno il caso di Jacopo Buraschi, il titolare del birrificio balernitano. Anche questo stride: quando gli viene sottoposto un caso particolare (in genere inerente alla vessazione di un cittadino da parte di una delle istituzioni che dirige) il suo no comment è il classico “non posso addentrarmi in un singolo caso”, la vicenda di Buraschi, invece, dà impressione di conoscerla molto bene.

Quel “non ci si può addentrare in un singolo caso” è una risposta “istituzionale” di rara pochezza e, a Bellinzona, corre sulla bocca di tutti. È stato anche il rifugio della signora Silvia Gada, a capo della sezione della Popolazione. Quando un dipendente dello Stato (e lo Stato è il cittadino) non sa cosa fare, recita il suo mantra. Come se i cittadini non avessero diritto a risposte.

Il rispetto
Non pervenuto
, come mostra l’immagine prelevata dall’account Instagram di Norman Gobbi, che celebra l’ironia di dubbio gusto.

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