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Magistratura in crisi: Gobbi ha già individuato la cura (sbagliata)

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Quando fai una magra figura puoi sempre dissimulare facendone una più magra. Il direttore del dipartimento delle Istituzioni questo stratagemma lo ha fatto suo. Ma non è l’unico motivo per cui Norman Gobbi siede sulla poltrona sbagliata.

Dopo avere ammesso di piegare alcune leggi alla sua volontà politica, ha già individuato la causa di ogni male nella magistratura, quella che dovrebbe proteggere i cittadini e che, per un quarto almeno, è al di sotto delle attese minime.

Prima di addentrarci nell’argomento, va fatta una riflessione: possibile che risieda proprio nella scarsa capacità di reazione della magistratura, la causa per la quale non è stato chiesto un approfondimento per comprendere se Gobbi, nell’applicazione delle norme sugli stranieri, abbia o meno violato le leggi?

Dalle pagine virtuali di questo media abbiamo portato alla luce più di un caso al cui proposito la magistratura avrebbe dovuto avviare verifiche. Avrebbe dovuto.

Procuratori inadeguati
La notizia è ormai nota: 5 procuratori sui 20 uscenti (il 25%) non sarebbero idonei alla rinomina. I nomi non li facciamo, sono già stati ampiamente rilanciati dai media ticinesi.

Gobbi e la cura
Lasciano sgomenti le dichiarazioni di Gobbi alla Rsi: per il direttore del DI occorre un periodo di prova (di quanto? e perché un avvocato dovrebbe lasciare il suo lavoro per poi temere di essere “bocciato” una volta entrato in magistratura?) e l’avere portato la durata del mandato di procuratore da 8 a 10 anni costringe le autorità giudiziarie a doversi legare per più tempo a figure non idonee.

La cosa più importante è che tre dei 5 procuratori ritenuti non adatti sono in carica da più di 10 anni e, dulcis in fundo, prima sostiene che l’avere prolungato il mandato dà maggiori garanzie ai magistrati, poi vuole introdurre un periodo di prova (che toglie garanzie ai magistrati) e chiama a raccolta i giovani avvocati affinché si mettano a disposizione delle istituzioni. Tutto e il contrario di tutto. Per il direttore del dipartimento delle Istituzioni un giovane avvocato, con una carriera ancora tutta da costruire (e potenzialmente molto promettente) butterebbe all’aria tutto per andare a lavorare – senza garanzie – in un posto in cui le cose sembrano funzionare abbastanza male.

Perché Gobbi dovrebbe dimettersi
Alla lunga lista di motivi per i quali Gobbi dovrebbe cedere il passo a un governante di spessore se ne aggiungono altri due. Alla sua mano lasca sugli abusi commessi dalle Autorità Regionali di Protezione (ARP), alla faccenda (brutta davvero) del Medico del traffico, alla mano pesante su chi guida l’automobile, ora si aggiunge una perla. Alla Rsi (vedi link sopra) ha detto questo: “nella nostra ottica il procuratore generale dovrebbe essere più un direttore, di un organo di oltre 100 persone, che deve anche poter intervenire in maniera più incisiva di quello che oggi la legge permette”. Non aggiungiamo altro.

“deve anche poter intervenire in maniera più incisiva di quello che oggi la legge permette”.

Inoltre, tempo addietro, ha sostenuto come si legge su Tio: “Ma, per poter giudicare meglio in futuro il lavoro del potere giudiziario, il ministro ha chiesto in futuro altre unità di misura, non solo la quantità di lavoro. «Mi riferisco segnatamente ai parametri della durata delle procedure e alla ‘stabilità’ delle decisioni, con riguardo sia alla percentuale delle sentenze impugnate rispetto a quelle emesse, sia alla percentuale dei casi di conferma della decisione nel successivo grado di giudizio», ha detto. Insomma, va bene se si lavora tanto, ma come si lavora?”.
Era il mese di giugno del 2016, quando ha rilasciato questa dichiarazione.

Non sembra essere cambiato tanto e il lavoro svolto dalla sezione della Popolazione, che genera centinaia di ricorsi l’anno (accolti in misura del 47%) dimostra che le alte sfere del dipartimento delle Istituzioni sono causa del problema che ovviamente non riescono a risolvere. In particolare, per quanto riguarda Gobbi, ha citato quella “stabilità” che il suo apprezzamento politico delle leggi sta mettendo in discussione. Roba da fare bollire le busecche.

Probabilmente è per questo che la sezione della Popolazione dà molto lavoro al Tram: vuole capire se è efficiente o meno.

Rimaniamo al 2016. Gobbi conosceva già i problemi della giustizia, tant’è che ha promesso un “pool” di supporto e la digitalizzazione dei processi. Che ne è stato?

A giugno del 2019, quindi un anno fa e tre anni dopo le dichiarazioni riportate qui sopra, Gobbi ha chiesto maggiore efficienza della Giustizia. Deve essere per questo motivo che il suo dipartimento dà molto lavoro al Tram, lo fa per testarne il grado di prontezza.

Ciò che Gobbi non ha capito
Dal 2011, anno in cui è stato eletto nel Consiglio di Stato, Gobbi non ha fatto suoi alcuni confetti fondamentali: non occorre essere autoritari per essere autorevoli e le istituzioni in genere non devono umiliare i cittadini. Nella fattispecie, restando fermi al tema della magistratura, il suo compito è – laddove le leggi lo indichino – togliere la libertà agli uomini. In nessun modo questo coincide con il togliere loro la dignità.

Così facendo si degrada la figura di tutte le istituzioni. Chi, avendo avuto a che fare con un’istituzione subordinata al DI non si è sentito umiliato?

Le logiche di produttività e redditività che Gobbi vuole introdurre sono tipiche dell’industria privata e non della Cosa pubblica. Se il suo dipartimento fosse giudicato secondo le logiche dell’economia privata, forse, oggi non sarebbe più ministro.

Motivi sufficienti affinché faccia un passo indietro. Per il bene del Ticino.

Non dimentichiamo la magistratura
Se le cose fossero davvero così nere come appaiono, e questo lo confermerà il rapporto atteso da tutti con curiosità, allora dovrebbe fare un passo indietro anche il procuratore Andrea Pagani, così come peraltro richiesto dal Movimento per il socialismo.

La colpa, insomma, è sempre di qualcun altro. I responsabili non pagano mai e il capro espiatorio si trova sempre.

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