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Spotify fa l’antitrust e attacca One di Apple

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Mentre qualche giorno fa, in redazione, parlavamo di One, l’abbonamento unico di Apple che include più servizi a un costo abbordabile, nel considerare il suo alto potenziale di rottura del mercato dei servizi online, ci siamo anche detti che, presto o tardi (ma più probabilmente presto) qualcuno avrebbe tuonato criticando la politica aggressiva di Apple al posto di imitarla.

Sono passati pochi giorni ed è successo. L’urlatore in questo caso è Spotify, che accusa Apple di fare leva sulla propria posizione dominante per mettere in difficoltà la concorrenza.

Perché il discorso non sta in piedi
Non è obbligatorio utilizzare i servizi di Apple, neppure quelli inclusi nel pacchetto One (che sono, ricordiamo, Arcade, TV+, Music e iCloud offerti a 9,99 euro al mese), così come Spotify non è l’unico servizio che offre musica on demand (per citarne alcuni altri, esistono Deezer, Amazon Music e il mai abbastanza valutato e gratuito YouTube). Il mercato è pieno di attori che, per lo più, hanno smesso di crescere a dismisura e non riescono a trovare la quadratura del cerchio. Diventati troppo grandi per ritornare a essere snelli, invocano la distanza guadagnata dalla concorrenza invece di darsi da fare per limarla.

Conosciuti al grande pubblico anche per la loro resilienza, oggi questi servizi devono opporre resistenza. Indossare i panni dell’antitrust per invocare l’Antitrust può fare bene a Spotify, non di certo al mercato, ovvero alle persone che i servizi li usano.

C’è un’azienda, in questo caso Apple, che può permettersi financo una manovra di esclusione, ovvero fare leva su prezzi bassi al fine di mettere in difficoltà la concorrenza. Atteggiamento che in un regime di concorrenza perfetta rischia di cadere nell’illecito ma, se da una parte non tocca a Spotify dichiarare la legalità del pacchetto dei servizi One, dall’altra parte c’è il rischio che, in assenza di un attore capace di smuovere l’odore stantio del mercato della musica on demand, tutto resterà soporifero come è da tempo: tu paghi, io ti faccio ascoltare ciò che vuoi e, se sei disposto a provare, ti faccio ascoltare ciò che secondo me avresti voglia di ascoltare. Bello. Bellissimo. Ma vecchio.

 

 

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