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Il senso della giustizia della giustizia ticinese

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Sembra che Jean-Michel Basquiat non abbia mai lasciato Lugano, regalandoci però soltanto la sua angoscia e praticamente nulla della sua genialità. Siamo messi male. Anzi, per dirlo usando le parole del presidente del Tribunale penale Mauro Ermani, la situazione è “male”, “preoccupante”, “pessima”. Questo è il senso di giustizia della giustizia.

Siamo ai compitini scolastici: poiché non venivano graditi i giudizi che esprimeva nella sua aula, mandava dei messaggi al procuratore generale Andrea Pagani ogni venerdì sera. Non ci si crede. Questo è il livello. Eppure, a volere essere giusti come la giustizia non sa fare, i giudici dovrebbero valutare in aula l’operato dei procuratori. I giornalisti dovrebbero riportarli nei loro articoli di cronaca, affinché i cittadini sappiano come stanno lavorando dipendenti pubblici nominati da chi hanno eletto. Trasparenza, rispetto del diritto di sapere, volontà di agire senza nascondersi. Merce rara.

No, no e no!
Considerando il livello elementare, usiamo termini elementari per descrivere la situazione, prima di astrarre un po’ il pensiero e giungere a conclusioni.

Come ampiamente riportato dai media il Consiglio della magistratura ha prima vietato ai cinque procuratori crocifissi di vedere la documentazione che li riguarda e poi ha esteso lo stesso niet anche alla commissione Giustizia e diritti (quindi il Gran consiglio) invocando la divisione dei poteri.

Il Gran consiglio elegge i procuratori ma non può sapere per quali tangibili e reali motivi scartarne alcuni. Sarebbe stupefacente se si potesse abbassare ulteriormente il livello della discussione tra istituzioni. Siamo in un gap ideologico-linguistico. Dopo il ridicolo, il tremendamente ridicolo e il ridicolo senza possibilità di ritorno, cosa c’è? La pochezza culturale e intellettuale con cui il Consiglio della magistratura cerca di abbindolare i cittadini e quell’aria da turista che passava lì per caso di tutta la magistratura ticinese, sono l’immagine esatta delle istituzioni ticinesi attuali. Il niente che si specchia nel niente.

Ai procuratori è stato detto che, essendo quelli formulati soltanto dei pareri e come tali non definitivi, l’accesso ai dossier gli veniva impedito. Alla commissione Giustizia e diritti è stato vietato il diritto di accedere ai dossier invocando la separazione dei poteri. Se queste sono le geometrie con cui la magistratura arriva alle proprie conclusioni durante i dibattimenti in aula, allora il problema è ancora più grave. Preoccupante. Pessimo.

Il degrado e le sue derive
È il senso della morale a pagare il prezzo più alto: coloro che devono dare l’esempio (coloro che si sono candidati, in settori diversi, per dare l’esempio) sono coloro dai quali occorre prendere le distanze per evitare il medesimo decadimento morale e culturale che stanno portando al Ticino. Siamo alle istituzioni che non infondono più fiducia al cittadino e che, e i prossimi mesi saranno profetici, diventeranno ancora più invadenti nel tentativo di riguadagnarla, ottenendo il risultato opposto ma, come orami siamo soliti dire sulle pagine di questo medium, l’intelligenza che causa un problema non è adeguata a risolverlo.

Quella bassissima Alta vigilanza
Nel giro di 30 giorni si è parlato per ben due volte di Alta vigilanza. La prima volta, a inizio settembre, quando è stata invocata relativamente alle uscite poco lucide e felici del direttore del dipartimento delle Istituzioni in materia di leggi sugli stranieri. In quell’occasione Norman Gobbi si è anche assolto, dicendo di non avere compiuto nulla di illegale (certo, se è questa magistratura che deve chinarsi sulla questione, non c’è molta speranza di raccogliere risultati concreti.

Ora, un mese dopo, se ne parla per una seconda volta. Il cittadino onesto non si faccia illusioni, sono promesse da marinai (di lago). Certo, Norman Gobbi verrà ascoltato dalla commissione Gestione e finanze il prossimo 20 ottobre. Ma con la capacità di giudizio della politica ticinese, non saremmo sorpresi se la commissione attendesse un intervento della magistratura e che questa, a sua volta, attendesse che a sbrogliare la matassa fosse la commissione stessa. Fiducia più, fiducia meno, cambia qualcosa se i ticinesi votano sempre nello stesso modo?

Quell’ego auto celebrativo
Nel giudicare l’operato di una procuratrice, il Consiglio della magistratura si è spinto a dire che il suo modo di fare mette in discussione la figura della magistratura. Due considerazioni rapide: così fosse, non ci sarebbe bisogno di non confermare questa procuratrice, andrebbe allontanata subito. Inoltre, una simile magistratura, come può lamentarsi di qualcuno che ne offuscherebbe l’immagine, se la prima a distruggerne l’immagine è la magistratura stessa? Scaricare sugli altri responsabilità proprie, trovare il capro espiatorio e auto-esaltarsi. Ricorda qualcuno?

In Ticino Basquiat ha lasciato lo spirito dello pseudonimo SAMO.

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