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Cosa c’è da sapere sui vaccini Covid-19

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L’azienda farmaceutica Pfizer (americana) e l’impresa di biotecnologie BioNTech (tedesca) hanno portato a termine tutte e tre le fasi di test clinici del vaccino. Questo significa che sono in grado di valutarne l’efficacia, esprimendola in termini percentuali. Questa è cronaca recente e ne hanno parlato tutti i media.

Poche ore fa (stiamo scrivendo questo pezzo il 3 dicembre 2020), il vaccino Pfizer-BioNTech è stato ufficialmente approvato dalle autorità sanitarie del Regno Unito che, così, diventa il primo paese al mondo a somministrarlo alla popolazione. Il governo britannico intende iniziare a vaccinare i cittadini già prima della metà del mese di dicembre, iniziando dagli anziani ospiti di case di riposo e dal personale sanitario. Con 40 milioni di dosi acquistate verranno, nel complesso, vaccinate 20 milioni di persone (quindi ognuna riceverà due dosi del vaccino).

Prima dell’accettazione da parte della Mhra (l’ente sanitario britannico), il vaccino aveva incassato l’autorizzazione (emergenziale) della Fda, l’agenzia federale del farmaco americana. L’ente del farmaco europeo (Ema) preferisce attendere ancora un po’, ma di questo parleremo in seguito.

I test effettuati
Pfizer-BioNTech hanno cominciato la sperimentazione a luglio, dividendo in due gruppi i 44mila volontari, uno dei quali ha ricevuto il vaccino, mentre alle persone del secondo gruppo è stato iniettato un placebo.

Le persone infette dal Covid-19 misurate sono state 170 (sui 44mila volontari): 162 avevano ricevuto il placebo, le altre otto hanno invece ricevuto le due dosi del vaccino (iniettate a 28 giorni di distanza).

Dieci dei 170 casi di infezione sono stati giudicati gravi e, di questi, soltanto una persona rientrava nel gruppo dei volontari che hanno ricevuto le due dosi di vaccino. Questa indicazione è positiva: il vaccino è adeguato anche per i casi gravi e non soltanto per quelli lievi e, sempre stando ai risultati dei test, il vaccino è efficace anche tra gli over 65, ovvero le persone che – i dati di questi ultimi mesi insegnano – sono più esposte ai rischi severi dell’infezione.

La protezione vaccinale
Oggi non è possibile dire quanto duri la protezione del vaccino e, in tutta onestà, non si sa nulla della sua efficacia nel contesto di una somministrazione diffusa. Non sarebbe la prima volta che i risultati ottenuti nei test non sono replicati nella realtà.

Gli effetti collaterali
Soltanto il 2 per cento, secondo le informazioni rilasciate da Pfizer-BioNTech, dei partecipanti ha accusato lievi disagi, tra i quali soprattutto mal di testa e affaticamento. Questo dato, che ha destato non poca incredulità, ha una spiegazione solida: il vaccino sfrutta l’RNA (per la precisione l’RNA messaggero, mRNA), una molecola che produce proteine. L’RNA, al di fuori del contesto del Covid-19, è “responsabile di curare il DNA”. Il sistema immunitario riconosce le proteine e “impara a combatterle”. In questo caso il vaccino usa dell’mRNA sintetico che permette al sistema immunitario di “conoscere il virus Covid-19” riducendo i rischi a cui l’uomo andrebbe in contro se fosse confrontato con il virus vero e proprio.

La posizione dell’Agenzia europea dei medicinali
L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha iniziato a esaminare, lo scorso 6 ottobre, i dati forniti da Pfizer e BioNTech (la richiesta di autorizzazione del vaccino di Moderna è stata ricevuta pochi giorni fa, il primo dicembre). Il protocollo applicato dall’Ema per l’approvazione di un farmaco è, per principio, rigido e articolato su più controlli e si estende anche nella post-produzione del farmaco stesso.

L’Ema sta facendo le proprie valutazioni e si riunirà al più tardi il 29 dicembre per trarre le conclusioni del caso.

 

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