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Crimini e percezioni. Quello che c’è da sapere sulle mafie in Ticino

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In Svizzera, dice la Fedpol, ci sarebbero almeno 20 cellule mafiose per un totale di 400 soggetti mafiosi (una stima). Le mafie, dunque, ci sono anche da noi. E i Cantoni maggiormente interessati dal fenomeno sono Argovia, Soletta, il Canton Zugo e il Ticino. Chi sostiene che la mafia sia soltanto altrove sbaglia.

La percezione che inganna
Dall’iconografia televisiva e letteraria arriva l’immagine del mafioso con la coppola, la lupara e i metodi freddi, nevrotici e sgarbati. Questa è però una visione più vicina agli anni del brigantaggio che al presente: la mafia è sempre meno concentrata sui “business canonici” (chiediamo perdono per la leggerezza) e sempre più aperta alla finanza e più orientata a un camuffamento formale.

Il mafioso, oggi, ha un lavoro normale, si comporta in modo normale ed è normalmente inserito nella società. Vive in Svizzera da decenni.

I nuovi business
Cambia la struttura organizzativa delle mafie, che continuano a occuparsi di armi, droga, corruzione e affini ma, adeguandosi ai tempi, occorrono profili di più alta caratura: ci sono nuovi business in cui infiltrarsi. C’è una grossa e crescente quantità di denaro che ruota attorno alle missioni umanitarie e all’accoglienza, quattrini che non passano inosservati agli occhi dei mafiosi. C’è internet, c’è la finanza che conta. Mentre le mafie demandano (secondo logiche famigliari) i controlli dei mercati criminosi locali a persone di fiducia, si occupano delle nuove prospettive con maggiore enfasi. Le centinaia di miliardi di euro guadagnati devono essere puliti e investiti in modo profittevole (le due cose molto spesso coincidono, poiché gli investimenti servono anche a lavare il denaro sporco).

La presenza in Svizzera
La Fedpol, grazie anche alla collaborazione delle autorità italiane, oggi è in grado di riconoscere sul territorio elvetico tracce di movimenti di mafiosi (Sicilia), di camorristi (Campania) e di ‘ndranghetisti (Calabria). Per i mafiosi è più facile mimetizzarsi in un ambiente che conosce poco il “fenomeno mafia” e in cui la giustizia ha pochi strumenti per intervenire con decisione.

In Svizzera mancano le leggi adatte
La Svizzera piace alle mafie anche a causa dell’assenza di una legislazione orientata a classificare e punire i reati di origine mafiosa. Questo è noto anche a quel parlamento federale che non affronta di petto un’iniziativa depositata nel 2014. Nel 2017 il Tribunale penale federale ha delineato – per quanto nelle proprie competenze – il profilo (e lo stato giuridico) in cui inquadrare i fenomeni legati alla ‘ndrangheta calabrese. Uno strumento in più, insufficiente, ma comunque un grande passo avanti. Ora, per fare il salto di qualità, serve uno sforzo parlamentare perché la decisione del Tribunale penale federale non ha – come ci si poteva attendere – spaventato molto le mafie.

 

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