LOADING

Type to search

ARP Economia News Politica

20 motivi per dimenticare il 2020 (parte 1)

Avatar
Share
20 motivi, il cronista, ilcronista

Buon anno a tutti. Come da tradizione il primo numero dell’anno de ilCronista ripercorre, con due articoli (il secondo uscirà sabato prossimo) le notizie salienti che hanno caratterizzato i 12 mesi precedenti. Ecco quindi 20 motivi per dimenticare (o ricordare) il 2020.

Cominciamo da quella “questioncina” mai risolta che sono le Autorità Regionali di Protezione le quali, secondo una stima, impattano sulla vita di circa 30mila ticinesi, persone per cui governo e parlamento si rifiutano sistematicamente di darsi da fare. L’Associazione StopARP si è data e si dà un gran daffare ma, sia il dipartimento delle Istituzioni, sia il dipartimento della Sanità e della Socialità, non sanno come muoversi.

Quella storia decisamente brutta che vede coinvolti il comandante della polizia comunale di Lugano, Roberto Torrente, e il capo dicastero Sicurezza di Lugano Michele Bertini. I due continuano a restare in silenzio mentre sarebbe trasparente e civile se esprimessero un parere.

Un report di Presenza Svizzera suggerisce che la Confederazione Elvetica ispira stima e simpatia ovunque nel mondo, Italia esclusa.

Prima della vera emergenza sanitaria

Il mondo, e con questo la Svizzera e il Ticino, stavano ancora prendendo le misure con il Coronavirus, del quale arrivavano molte notizie frammentarie e spesso poco coerenti tra loro. Noi facevamo una riflessione generica che, purtroppo, si è dimostrata reale nei mesi seguenti.

Nel pieno dell’emergenza sanitaria

Le prime riflessioni fatte dalle comunità scientifiche hanno aperto scenari catastrofistici: fino al 70% della popolazione, diceva l’epidemiologo Marc Lipsitch, avrebbe potuto contrarre l’infezione da Coronavirus. In Ticino siamo di poco sotto al 10% ma il governo non ha ancora finito di fare del suo peggio. A marzo i governanti sembravano troppo discosti dalla realtà delle cose, con il passare dei mesi lo sono diventati ancora di più, senza mai avere il coraggio di prendere decisioni impopolari fino a quando, come del resto prevedibile, sono stati costretti a prenderne di talmente radicali da non essere più compatibili con la scarsa predisposizione al fare mostrata nei mesi precedenti.

Nel frattempo, fisici e matematici mettevano a disposizione di tutti (soprattutto dei governi) dei modelli di calcolo che – se consultati – avrebbero potuto aiutare i poteri decisionali a comprendere meglio la situazione e quindi a calarsi nel modo più appropriato nei rischi delle mancate decisioni. In Ticino questi modelli sono stati snobbati (e i risultati si sono visti) e il governo ha snobbato anche i consigli (non del tutto puntuali nel momento in cui sono stati elargiti) che arrivavano direttamente dalla Lega dei ticinesi. Cercare un alibi che possa alleggerire la posizione del Consiglio di Stato diventa sempre più difficile.

Era di maggio

La primavera inoltrata ha portato con sé previsioni virologiche positive: vuoi il caldo, vuoi la volontà di stare di più all’aria aperta, hanno indotto tutto il mondo a rallentare un po’ la presa su restrizioni minime e clausure. In Ticino – al di là di misure restrittive senza logica – appariva sempre più evidente l’inadeguatezza decisionale del governo (il parlamento, nel frattempo, si è mostrato tanto latitante in materia di Covid-19 da non potere essere neppure classificato come incompetente però, il silenzio davanti alla cattedra durante le interrogazioni equivale a un voto basso). C’è da dire che, in materia di incapacità decisionale, fino alla fine dell’anno scolastico ha prevalso il direttore del Decs Manuele Bertoli (il quale, con la riapertura autunnale delle scuole, è riuscito a fare peggio).

Boom della povertà (?)

Le ricadute economiche delle restrizioni pandemiche hanno esposto a maggiore rischio la popolazione, dicevano i media nazionali. In realtà, secondo il nostro punto di vista, hanno mostrato a tutti una tendenza latente degli svizzeri all’impoverimento. Le fasce più deboli della popolazione sono diventate ancora più deboli e la questione – secondo noi almeno – sta tutta qui: una Nazione (la Svizzera) e uno Stato assistenziale (il Ticino) non riescono a rendersi conto di quanto gli aiuti non siano né sufficienti e mirati. In mezzo a tutto ciò, come se non bastasse, esperti di prestigio hanno spiegato (e in Ticino il governo non ha recepito) che un aumento dei costi della salute sarebbe stato inaccettabile. (Aumento che, come sappiamo, c’è stato).

Nel frattempo un dubbio amletico

A fine maggio il sindaco di Lugano Marco Borradori ha voluto riaprire qualche tipico luogo di ritrovo salvo poi esplodere perché la gente li frequentava, minacciando così di richiuderli. Il dubbio è questo: è una deriva leghista quella di dire stupidaggini e minacciare, o è soltanto un caso da assegnare al fatto che sia il sindaco di Lugano sia due dei cinque dipartimenti del governo sono stati assegnati dal popolo a dei leghisti? Non lo sapremo mai, il dubbio però rimane.

La graduale riapertura e i primi caldi

Con le riaperture, avvenute più o meno parallelamente in tutta Europa, gli scienziati hanno detto la loro, chiedendo indirettamente ai governi di non abbassare la guardia e stilando una serie di misure (sempre le stesse, peraltro) da non mandare in vacanza. Svizzera e Ticino non le hanno ascoltate. E i risultati si vedono ancora oggi. Sul web i negazionisti davano il meglio di loro stessi, quindi abbiamo pensato di spiegare quali farmaci  si prestavano alla cura del Covid-19 e quali, invece, non servissero a nulla (nonostante il parere esperto dei webeti).

Il lavoro e gli aiuti pubblici

Il mondo scopriva (o riscopriva) lo smart working, materia del tutto avulsa dalle normative ticinesi e dalla coscienza sindacale, Nel frattempo, in Ticino, due note aziende attive nel campo della moda e nel settore industriale hanno palesato l’intenzione di risparmiare sul personale, nonostante gli aiuti pubblici ricevuti. Tutto questo davanti alla quasi totale inerzia delle autorità.

Tags:

You Might also Like