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Finora ha deciso il Covid (in attesa di tempi migliori)

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In Ticino, finora, ha deciso il Covid. Come se non ci fosse una classe dirigente chiamata a inseguire le situazioni ma ad anticiparle.

Il lettore consideri la posizione dell’esecutivo e del legislativo. Se il primo non ha mai preso una decisione in tempi utili, il secondo è classificabile come non pervenuto.

Tranne quando si tratta di chiudere i valichi, Bellinzona ha sempre atteso segnali da Berna. Opinabile, si dirà: il Cantone non può fare come vuole, ci sono norme, regole e disposizioni che devono arrivare dall’alto. Vero ma, come tutto del resto, perfettibile.

I cittadini che hanno votato questo esecutivo (e questo legislativo) si aspettano misure prese a tutela della loro salute o misure non prese (o prese in colpevole ritardo) per volere di Berna? A chi rispondono i governanti e i parlamentari?

La questione, ancora una volta, prima di essere pratica e tecnica, è etica.

È etico ammettere che l’istruzione, per quanto basilare, sottostà alle logiche della salute che è e resta un bene primario. Sarebbe stato etico, quindi, chiudere le scuole per tempo. Sarebbe stato ancora più etico prevedere un sistema di didattica a distanza in tempi non sospetti, quando molti paesi si stavano muovendo in tale direzione per meglio rispondere alle future esigenze del mondo del lavoro. In Ticino però non si è mai fatto perché, dice il ministro Bertoli, ci sono tanti studi che fungono da controindicazione alla scuola a distanza, ignorando così i tanti studi che dicono il contrario. Tant’è. Questo il popolo ha voluto, questo il popolo ha ottenuto.

È etico riconoscere che scaricare le responsabilità su Berna o sulla Lombardia non aiuta i ticinesi né frena il virus. Quando, a febbraio del 2020, sono stati autorizzati (e poi vietati) gli assembramenti carnevaleschi, l’esecutivo ha dimostrato di non avere capito con cosa fosse confrontato e – senza ritegno né rispetto – ha parlato di informazioni frammentarie e non comprensibili da parte della Confederazione (la quale, a quanto ci risulta, non si esprime sulle feste di carnevale).

È etico sotterrare la boria affidandosi ai pareri degli scienziati. Non tolgono nulla, arricchiscono chi li ascolta e chi prende decisioni sulla scorta di voci esperte. Inoltre il governo avrebbe potuto fare il possibile per risparmiare sofferenze agli over 65 segregati in casa e avrebbe potuto aiutare tutti i cittadini, evitando di correre a fermare l’economia del Cantone.

È etico non farsi trovare impreparati dopo mesi di pandemia e fare in modo che una sana politica di contenimento (con sacrificio di tutti) possa non essere surclassata dall’avanzare del virus.

È etico ammettere di avere fallito e di non essere in grado, rassegnando le dimissioni.

È etico chiedere aiuto quando si capisce di non essere in grado.

È etico mantenere le promesse fatte durante le campagne elettorali.

Decidere a seconda dell’andamento del virus vuole dire correre ad attuare misure che non sarebbero necessarie se all’ego spropositato, la classe dirigente ticinese, avesse scelto la via etica.

L’intelligenza che causa un problema non è sufficiente a risolverlo.

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