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Skill for jobs, la scuola di oggi crea divario sociale

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L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), con un’infografica interattiva chiamata Skill for Jobs, ha censito le capacità richieste dal mercato del lavoro, mostrando sia quelle in esubero sia quelle difficili da trovare.

Ciò che appare chiaro fino da una prima lettura, è che la scuola di oggi – altamente inadeguata al suo scopo ultimo di consegnare alla società persone in grado di costruirsi un futuro indipendente – è concausa di quelle che saranno le disuguaglianze sociali di domani.

I dati e le skill

La situazione in Svizzera è lapidaria: c’è esubero di capacità fisiche e di operai, c’è mancanza  di persone formate per avere capacità di comprensione e risoluzione di problemi complessi, mancano competenze scientifiche e umanistiche.

skill for jobs, ocse, ilcronista, il cronistaL’attenzione per il sociale, di cui i dati dimostrano una preponderante necessità, è un’area vasta ampiamente scoperta: difficile trovare persone con formazione e predisposizione idonee.

Altrettanto vale per le competenze tecnico-tecnologiche, per quelle oratorie e per la comunicazione in genere.

Questo è il quadro attuale (l’immagine qui a sinistra parla da sé) e, per quanto sia allarmante, lo diventa ancora di più considerando che né le autorità federali né quelle cantonali deputate all’istruzione sembrano essere consce del problema. Un gap che può essere colmato – in colpevole ritardo – partendo oggi di buona lena. Scenario, questo, molto improbabile, perché – in questo caso ci limitiamo al Ticino – il Consiglio di Stato appare lungi dal comprendere che la scuola, così come articolata, sta sfornando disoccupati di lunga data.

I novi paradigmi dell’insegnamento

Logica computazionale, programmazione, approfondimento delle discipline scientifiche: di questo il mercato del lavoro avrà sempre più bisogno, i programmi scolastici – affidati a persone anagraficamente fuori dai giochi – devono essere profondamente rivisti.

Anche in questo caso il Covid può essere maestro

Con la situazione pandemica, è mancata la volontà di procedere con l’insegnamento a distanza a cui, al di là dei demeriti più volte sottolineati dalle autorità competenti, vanno dati anche meriti. Ce ne sono tanti, a partire dalla responsabilizzazione dello studente fino alla sua capacità di riorganizzare il proprio modo di interagire con il corpo docente e coi compagni di classe.

Un’occasione persa, del resto in linea con la mentalità delle istituzioni ticinesi, più propense a elencare i motivi per non fare qualcosa invece che trovare i motivi per farla.

Ciò che resta evidente è semplice: stiamo andando verso un futuro – complice anche la pandemia – di giovani disoccupati di lunga data e di meno giovani che perderanno il lavoro. Soprattutto per questi ultimi, il reinserimento nel mondo professionale sarà ancora più arduo.

Nel frattempo la politica guarda (e non comprende).

Questo il popolo ha voluto, questo il popolo ha ottenuto.

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