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Per il parlamento la democrazia è inutile (?)

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Prima o poi sarebbe dovuto succedere, ed è successo. Il parlamento del Cantone Ticino si schiera contro uno degli strumenti più nobili della democrazia: l’interpellanza.

Si potrebbero scrivere fiumi di considerazioni (nessuna positiva) sulla gravità di un’idea simile, figuriamoci sull’averla messa in atto, con un atteggiamento di totale spregio nei confronti della democrazia il cui apice, giova ricordalo ai 90 signori che siedono nel legislativo cantonale, è la possibilità del popolo di non confermare chi li rappresenta. Sembra una banalità, ma sembra anche che occorra ricordarlo, di tanto in tanto, ai parlamentari che credono di essere dei scesi in terra mentre – a onore del vero – sono servitori dello Stato e lo Stato sono i cittadini. Il parlamento ticinese ha creato una democrazia nella democrazia e, come spesso accade quando le decisioni sono prese in nome dell’incompetenza, c’è la mancanza di parametri per misurare la bontà del lavoro svolgo. Entriamo nel dettaglio:

Le interpellanze e la democrazia dei Vip

Le interpellanze sono strumenti importanti, sono domande volte a comprendere le intenzioni (anche programmatiche) della classe governante in materia di tempi di interesse pubblico. Il parlamento vuole tarpare le ali a queste domande, ed è difficile immaginare un motivo diverso dall’inadeguatezza delle risposte che possono essere restituite ai quesiti posti. La motivazione ufficiale è persino un insulto: ci vuole troppo tempo per evadere le interpellanze. Un parlamento che si lamenta del tempo che deve impiegare in favore del popolo è una negazione in termini. Ma, a costo di diventare petulanti, ci ripetiamo: questo il popolo ha voluto, questo il popolo ha ottenuto.

Nel 2015 sono state discusse 20 interpellanze, nel 2020 ne sono state discusse 184. Troppe, dice il parlamento, che ragiona soltanto sugli effetti e meno sulle cause; la domanda appare spontanea: “E se il numero di interpellanze fosse proporzionale all’incompetenza della classe dirigente?”. Più disastri concettuali e pratici e più segnali di inadeguatezza politica si traducono in un maggiore numero di interpellanze. Possiamo davvero credere che nessuno, tra i 95 dirigenti, si renda conto di questa possibilità?

La soluzione attuata (poco intelligente) a un problema che non dovrebbe esistere è forse la peggiore per la democrazia (ancora peggiore del discriminare le interpellanze): l’Ufficio presidenziale decide se un’interpellanza è davvero urgente e quindi merita una risposta. Una democrazia nella democrazia, un’entrata riservata ai Vip del parlamento che si arrogano il diritto di decidere per tutti gli altri parlamentari, che diventano i plebei del legislativo. Una misura pensata per mettere a tacere chi di interpellanze ne fa tante (non tutte meritevoli di attenzione, in verità) e che colpisce tutti i parlamentari, indistintamente.

In base a quali criteri viene sancita l’urgenza e la pertinenza di un’interpellanza? Quali sono i parametri? Dove sono scritti? Chi può verificarli? Tutto ciò è l’esatto contrario di quella trasparenza che dovrebbe caratterizzare uno Stato democratico.

Se un manipolo di parlamentari vuole mettere a tacere i propri pari, è triste immaginare cosa possono fare costoro per colpire il popolo. A ciò va aggiunta la scarsa considerazione che il cittadino ha della pochezza del parlamento, come dimostra la preoccupante ciclicità con cui vota sempre per i soliti pasticcioni.

La maggioranza e la minoranza

La maggioranza vuole togliere ossigeno alla minoranza. Dovrebbe farlo adottando misure intelligenti a favore del popolo, avvicinando la politica alla gente, mantenendo le promesse, alzando l’asticella dell’astrazione del pensiero politico in rapporto ai problemi urgenti del Cantone e di chi ci vive. Invece fa lo sgambetto tra i banchi del parlamento.

Siamo messi male e, a quanto pare, il futuro non preannuncia niente di buono. C’è però un annoso quesito a cui trovare una risposta ragionevole: questa classe dirigente è di cotanta pochezza perché rispecchia l’elettorato?

 

 

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