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Wikipedia a pagamento (ma non per tutti)

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Stride. L’idea (per il momento soltanto tale) di introdurre contenuti a pagamento su Wikipedia stride. Certo, a mettere mano al portafoglio saranno soltanto le aziende più grosse del settore tecnologico, ma stride.

Stride perché, finché gratuita, l’enciclopedia libera voluta da Jimmy Wales e Larry Sanger e nata 20 anni fa (era il 15 gennaio 2001) può non sentirsi obbligata a centrare gli obiettivi democratici, collaborativi e creativi. Se qualcuno (in questo caso le big del tech) dovesse pagare per i propri contenuti ci sarebbe un’impennata di qualità per una minima parte dell’enciclopedia libera. Verrebbero meno quindi quei principi democratici, collaborativi e creativi citati sopra che, secondo i padri di Wikipedia, non fanno parte del progetto iniziale ma ne sono diventati naturale conseguenza. Poco importa: il rischio è che prima vengano offerti contenuti a pagamento a un comparto ristretto di aziende e poi, su sollecitazioni di altri comparti, la platea si allarghi fino a decapitare la libertà con cui le voci enciclopediche vengono redatte da volontari, appassionati e non retribuiti.

La (presunta) libertà di Wikipedia

In molti Paesi un manipolo di amministratori di Wikipedia decide da sé cosa può essere pubblicato e come: tra gli esempi celebri ci sono quelli dello scrittore statunitense Philip Roth il quale, chiedendo che fossero corrette alcune imprecisioni riportate sulle pagine a lui intestate, si è sentito rispondere dagli amministratori locali che lui non è la persona più adatta per intervenire. Su questo punto torniamo dopo.

Umberto Eco ci aveva rinunciato: un gruppo di suoi amici erano i curatori della sua pagina su Wikipedia. Non facevano in tempo a correggere alcune imprecisioni che subito venivano riportate allo stato originale. Gestita da poche persone e spesso senza l’adeguata apertura mentale che dovrebbe appartenere a chi si occupa di sapere enciclopedico: Wikipedia è anche questo e, si dirà, si tratta di cose di poco conto. Può darsi, ma sono sufficienti a fare traballare il principio di democrazia che ha fatto sviluppare il progetto oltre l’immaginazione dei suoi promotori e degli utenti.

Che una persona (in questo caso Roth) non sia attendibile per chiedere correzioni relative a sé stesso ha senso: primo perché, da un punto di vista antropologico e psicologico, nessuno di noi è il migliore narratore di sé e secondo perché, essendo libera, Wikipedia non nasconde neppure quegli aneddoti o quegli episodi che possono in qualche modo essere poco graditi alla persona a cui la pagina dell’enciclopedia è dedicata. Questo principio di libera, puntuale e democratica informazione potrebbe essere presto lenito da chi paga per i contenuti.

La facilità con cui si possono correggere e manipolare le voci è impressionante: in occasione della morte del filosofo Manlio Sgalambro (che i fan di Franco Battiato conoscono molto bene), qualche buontempone ha deciso di modificare la sua voce su Wikipedia facendolo diventare autore della nota canzone Fra Martino Campanaro, fatto inventato su cui si sono gettati tutti i media che gli hanno dedicato un coccodrillo.

Wikipedia è libera? In alcuni casi troppo, in altri molto poco. È democratica? Non lo è nella sua formula attuale, completamente gratuita, lo sarà meno nell’epoca dei contenuti a pagamento. È partecipativa? Per molti, ma non per tutti.

 

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