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Il padre del software libero divide. Perché Stallman è accusato di misoginia

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Misogino, transfobico e abilista. Queste le accuse mosse al padre del software libero, Richard Stallman, da una cinquantina di organizzazioni attive nel comparto del codice open che ne chiedono le dimissioni da ogni carica ricoperta nel mondo del software free e open.

L’effetto scatenante

Stallman ha preso le difese del collega e amico Marvin Minsky (deceduto nel 2016), matematico pioniere dell’Intelligenza artificiale, socio di Jeffrey Epstein, morto in carcere nel 2019 dove era stato rinchiuso per diversi abusi sessuali e traffico internazionale di minorenni. Anche Minsky era finito nell’occhio del ciclone, essendo stato sospettato di avere consumato un rapporto sessuale con una 17enne.

I continui attacchi di Stallman contro i giganti del web e della mancanza di etica del software sotto licenza, ora sollevano una questione di merito sulla sua etica.

Nel 2019 aveva sostenuto che le accuse mosse a Minsky fossero gonfiate e che la definizione di abuso sessuale andasse rivista. Un’imprudenza che gli è costata le dimissioni dal MIT (Massachusetts Institute of Technology).

Il padre della Free Software Foundation è ora bersaglio di critiche e, nel contempo, c’è chi è pronto a spezzare una lancia in suo favore.

L’epoca del politicamente corretto

Togliamo i dolci Moretti dagli scaffali, sottoponiamo a censura Via col vento, solleviamo polveroni laddove andrebbero evidenziate anomalie. Il politicamente corretto e l’etica si stanno mischiando, ed è certamente un bene. A volte, però (non è questo il caso) si esasperano gli animi al riparo da logiche e costrizioni morali. A ognuno di noi spetta il compito di stabilire i confini, perché stiamo perdendo di vista la reale importanza del dividere il giusto dallo sbagliato, dando precedenza assoluta al concetto di bene e a quello di male.

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