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10 anni di raddoppio leghista in Consiglio di Stato (parte 1)

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Sono passati 30 anni dal 1991, anno in cui la Lega ha emesso il primo vagito, con la promessa di rivoluzionare il Ticino e di riportarlo ai fasti dei tempi che furono.

Mentre in Via Monte Boglia a Lugano i leghisti soffiano su trenta candeline, a Bellinzona soffiano su dieci. C’è di che festeggiare, insomma.

Il partito rottamatore, destinato a pensionare i “fu partitoni”, a fare pulizia tra i “fuchi di stato”, a rivoluzionare il “governicchio”, a ridimensionare le zecche rosse della tv pubblica (che continuano a chiamare così nonostante ne faccia parte in misura di due quinti) ora non ha più alibi. Tre decenni di attività politica e un decennio di forte presenza in governo sono sufficienti a dovere fare i conti con i fatti e non soltanto con le parole.

Essere protagonisti senza essere protagonisti

Marco Borradori è stato al governo per cinque mandati, dal 1995 al 2013, interrompendo la sua esperienza al governo cantonale per andare a farne una in quello luganese. Norman Gobbi è in carica dal 2011, 10 anni tondi tondi (altre candeline su cui soffiare). La situazione ticinese deve per forza di cose dipendere anche da loro, sebbene non abbiano mai voluto sporcarsi le mani assumendo la direzione di dipartimenti dalle politiche più facilmente misurabili, quelli che espongono a rischi veri chi li guida. È un aspetto importante della definizione che la Lega dà al potere esecutivo: governare senza esporsi. Lo scaricare la responsabilità su Berna è diventato il leitmotiv sia della Lega sia del suo esponente più apprezzato dal popolo Norman Gobbi.

L’impiego

10 anni raddoppio leghista, giuditta mosca, ilcronista, il cronistaIn termini assoluti la situazione è migliore oggi di quanto non lo fosse nel 2011, ovvero 10 anni fa. Le immagini sopra, prese dal sito della segreteria di Stato dell’economia (Seco) mostrano anche che il Ticino è riuscito a fare meglio di tutti i cantoni di confine della Svizzera occidentale. I disoccupati registrati in Ticino nel 2011 erano 8.580, a febbraio del 2021 sono 6.880. Questo dato, preso così come è, rimanda al mittente molte delle critiche che la popolazione rivolge a governo e parlamento circa la mancanza di misure a tutela del lavoro. La flessione del tasso di disoccupazione è però una costante elvetica dell’ultimo decennio, diventa difficile riconoscere un vero apporto del Cantone in questo calo. Resta il fatto che la disoccupazione nel 2011 segnava il 5,8% della popolazione attiva, a febbraio del 2021 riguardava il 4,1% della medesima. Questo in ordine percentuale perché è ovvio che, negli ultimi 10 anni, la popolazione del Cantone sia cresciuta numericamente. In ogni caso è impossibile riconoscere con chiarezza una ricaduta positiva spinta dalla presenza leghista al governo e nel parlamento.

Il tessuto sociale

È sempre più liso. Lo sostiene il “Morisoli Welfare Index” che, come sottolinea l’autore Sergio Morisoli, non è un documento esaustivo ma “traccia di studio”. Abbandono scolastico, emarginazione, debolezza sociale sia nell’inserimento sia nell’espressione della socialità. A soffrirne soprattutto i più giovani i quali, non soltanto tecnicamente a buon diritto, rientrano in quella fascia di popolazione debole che il governo dovrebbe riuscire a proteggere. Dovrebbe riuscire. Ma non riesce. Anche qui non si può identificare con chiarezza l’apporto leghista a questo crollo, ma resta vero che il tanto promesso cambiamento (in meglio) non c’è stato.

L’economia

Non quella teorizzata a Palazzo: quella delle famiglie, quella che si respira in casa. Non il potere di acquisto come concetto astratto ma come franco per franco pesati con i debiti distinguo. Questa economia va male, lo dimostrano alcuni dati inequivocabili. Tra il 2011 e il 2019 sono aumentati i precetti esecutivi, i pignoramenti e i fallimenti. Aumenta il tasso di povertà, arrivato in Ticino all’8%. I dati forniti dall’Ufficio cantonale di statistica (Ustat) sono riferiti al 2015 e pubblicati in questo 2021. Nel 2013, pure essendo tragici, erano lievemente migliori. L’Ufficio federale di statistica, questa volta usando dati aggiornati al 2017, ha calcolato un tasso di povertà dell’8,2% al quale si va ad aggiungere il 4,3% di persone prossime alla soglia della povertà. La ventata di novità e di libertà leghista non si è vista. Tutto ciò suggerisce una cosa: sarà necessario ricordare a questo governo, quando cercherà di scaricare sulla pandemia le responsabilità della scarsa salute dell’economia, che la povertà dilagava anche nell’era pre-covid.

Il debito pubblico

Le entrate fiscali del Cantone sono soprattutto a carico dei contribuenti del ceto medio, quelli su cui la politica non riesce a intervenire. Nonostante il ristagnare delle entrate fiscali, il debito pubblico del Cantone va in altalena, ma con slancio. Era pari a 1,342 miliardi di franchi nel 2011, a fine 2021 è atteso un debito vicino ai 2,2 miliardi di franchi. Anche in questo caso la responsabilità non può cadere sulle spalle della Lega che, peraltro, si è sempre tenuta lontana dal Dfe. Ma, come sottolinea con orgoglio il partito, il governo è composto per il 40% da leghisti.

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Per governare, e questo vale per tutti i direttori dei cinque dipartimenti, ci vogliono etica, lungimiranza, contestualizzazione delle realtà effettive e mente ampia. Il prezzo da pagare, in difetto di queste doti, è davanti agli occhi di tutti.

Come sarebbe stato il Ticino senza 10 anni di maggioranza relativa leghista in Governo? Non possiamo saperlo. Ciò che sappiamo è ciò che c’è oggi. La profondità dell’impronta leghista ha una sua misura chiara: il cambiamento promesso dalla Lega negli ultimi 30 anni non c’è stato e, fatto persino irrilevante in questo contesto, così come va fuori da ogni contesto il continuo scaricare la colpa sui “fu partitoni” e su Berna che, ormai, ha perso carica propulsiva. Quali sono i reali meriti che la Lega può rivendicare? Al posto di festeggiare ricorrenze dica ai cittadini cosa ha fatto, perché fino a oggi c’è soltanto l’evidenza di ciò che non ha saputo fare.

La seconda parte dell’articolo è qui. Passiamo in rassegna ambiente, criminalità e il progressivo deterioramento delle istituzioni.

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