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10 anni di raddoppio leghista in Consiglio di Stato (parte 2)

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Delle ricadute per il Ticino della massiccia presenza leghista al governo abbiamo iniziato a parlare il 17 aprile, esaminando le questioni in cui l’effettivo peso della Lega è più difficilmente misurabile: lavoro, economia e debito pubblico.

Ora entriamo in profondità dei temi più vicini ai dipartimenti leghisti, il dipartimento delle Istituzioni, la cui poltrona di direttore è occupata da Norman Gobbi e il dipartimento del Territorio, ai cui vertici segue Claudio Zali dal 2013. Dal 1995 al 2013, fatta salva la breve parentesi di governo di Michele Barra, il dipartimento ora diretto da Zali era appannaggio dell’attuale sindaco di Lugano, Marco Borradori.

Impatto ambientale

I dati sono stati prelevati dal sito dell’Osservatorio ambientale della Svizzera italiana (Oasi) e coprono, per lo più, il periodo che va dal 2008 al 2021. Una nota per il lettore: l’Oasi mette a disposizione applicazioni interessanti per Windows, Android e iOS.

La questione diossido di azoto è particolarmente sensibile. Si tratta di un inquinante atmosferico molto pericoloso che, se esposto a forti fonti di luce (come il sole) crea, per reazione fotochimica, altre sostanze nocive.

Come si può osservare dal grafico qui sotto, il livello di guardia è stato spesso superato.

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Il capitolo polveri sottili è di gran lunga più complicato per due motivi. Il primo è che ognuno di noi contribuisce a generarne, non è una conseguenza soltanto della produzione industriale o del traffico veicolare. Il riscaldamento delle case, i caminetti, persino il fumo sono corresponsabili della formazione del particolato. Le conseguenze tendono a ricadere sulle spalle dei più piccoli, colpendo soprattutto nella fascia di età che va dagli zero ai cinque anni.

In Ticino la situazione non è rosea, come dimostrano i grafici qui sotto, relativi alle polveri sottili 2.5 µg/m3 e a quelle 10 µg/m3.

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Useless things?

Poco efficace nel contrastare in modo utile l’inquinamento, il dipartimento del Territorio ha voluto la tassa di collegamento, un balzello discusso e, per il momento, di indiscutibile utilità non perché i risultati lo osannano o lo condannano, ma perché sospeso: per vederne gli effetti occorrerà attendere ancora.

Ciò che si sa con certezza è che la tassa di collegamento è stato un pasticcio che è giunto fino al Tribunale federale di Losanna, laddove i giudici hanno respinto ogni ricorso pronunciandosi però sui principi tecnici di legge e non pratici. L’idea di fare pagare una tassa per disincentivare l’uso dell’automobile, sulla carta almeno, stride. La tassa è pagata dai grandi generatori di traffico e la farà ricadere sui dipendenti o sui clienti finali. Soltanto i risultati derivanti dalla sua introduzione potranno sedare gli spiriti di favorevoli o contrari.

La LIA, tassa indigesta agli artigiani, è stato un altro capolavoro di inutilità che ha dato non pochi grattacapi al direttore Zali. Oltre a essere stata un obbrobrio concettuale, ha anche esasperato gli animi di cittadini e forze politiche.

Le tasse, quelle che non andavano a genio al motore della Lega Giuliano Bignasca, non sono prerogativa soltanto di Claudio Zali. Infatti, Norman Gobbi nel 2017 ha aumentato l’imposta di circolazione (riducendo anche gli eco-incentivi) per poi dovere rivedere i suoi piani l’anno dopo, dietro indicazione della Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello. Il ministro è riuscito però a incassare la sconfitta da signore, riparando in zona cesarini con uno sconto sull’imposta del 2019.

Criminalità

Il dipartimento delle Istituzioni, da quando è diretto da Norman Gobbi (2011) ha ingaggiato una lotta serrata contro l’illegalità di ogni genere, anche a costo di (parole sue) adeguare le leggi alla sua visione politica.

Il Ticino, tuttavia, non è sicuro e, più in generale, la tendenza alla diminuzione di alcune tipologie di crimine riguarda tutta la Svizzera e non soltanto il Ticino. Quando, a novembre del 2020, abbiamo pubblicato l’articolo linkato all’inizio di questo paragrafo, è nato un dibattito interessante (non per la qualità ma per l’efferata difesa montata dai supporter del ministro leventinese) secondo il quale Gobbi non può fare di più.

La cecità dello zoccolo duro dell’elettorato leghista conferma ciò che diciamo da sempre: questo il popolo ha voluto, questo il popolo ha ottenuto.

In realtà l’articolo, mostrando numeri ufficiali rilasciati dal dipartimento delle Istituzioni, sosteneva che nessuno potesse asserire che il Ticino sia un posto sicuro. Alla domanda dei leghisti meno avvezzi alla logica, che chiedevano alla redazione del ilCronista che cosa potesse fare di più Gobbi, la sola risposta possibile è: “non dire che il Ticino è un posto sicuro”.

Alla signora che, sempre nel pieno del dibattito, sosteneva che il Ticino è sicuro ma sono gli stranieri che ci vivono a non essere sicuri, non abbiamo potuto rispondere. Davanti a cotanta assurdità cosa replicare? L’affondo leghista nell’elettorato meno scolarizzato e dotato di spirito critico fa della Lega la prima forza politica in Ticino. Da qui a dire che sia la migliore, c’è però una distanza siderale.

Il progressivo disastro delle ARP

Le Autorità Regionali di Protezione (ARP), sotto l’egida del direttore del dipartimento delle Istituzioni, hanno toccato punti etici bassissimi a partire dal 2013, anno che coincide con la separazione dei poteri e con il referendum organizzato dalle ARP per sottrarsi alla professionalizzazione. Referendum vinto dal popolo e ignorato da Gobbi il quale, nonostante il parere delle urne, ha dato l’ultima parola alle sconfitte ARP.

Poi una sfilza di abusi compiuti dalle ARP tanto da finire fuori controllo, fino alla recente annunciata riorganizzazione che, però, non offre garanzie di successo.

“Pagüra”, direbbe il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri. Per una volta si può essere d’accordo con lui. Questa Lega fa davvero paura a chi osserva con spirito critico. Ai fan sfegatati, in ogni caso, non ha consegnato motivi per festeggiare 10 anni di raddoppio al Consiglio di Stato. Ma la realtà è davanti agli occhi di tutti. La visione politica della Lega odierna non dà i risultati sperati. E chi ignora ciò che vive quotidianamente è parte del problema.

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