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La vacuità delle destre che non vogliono l’Europa

Il fallimento delle trattative tra Svizzera ed Europa è riconducibile alla scarsa scaltrezza delle destre nazionali che vogliono tutto ma non sanno cosa

La Svizzera è andata a Bruxelles a mani vuote ed è tornata a mani vuote. Se già fa sorridere così, chi si aspettava qualcosa di diverso fa persino ridere. Inutile citare nomi e partiti, gli acerrimi nemici dell’Europa sono molti, ma pochi di questi hanno capito chi è dei due a comandare. L’amore rende ciechi, anche quello per la patria.

Quando si parla di “accordo quadro” tra Svizzera ed Europa in realtà si sottintende una fitta rete di patti con cui vengono limitate le quattro libertà a cui l’Unione europea punta, in nome e in rappresentanza dei Paesi membri. L’Europa può non piacere (anche se ridurre un progetto simile al mero “piacere” o “non piacere” è limitante sia per la mente sia per lo spirito) ma si fonda sulla libertà e bussare alle porte di Bruxelles con l’intenzione di restare arroccati su posizioni liberticide è come presentarsi a una cena vegetariana con delle costine.

I limiti dell’Europa (quelli reali e quelli non reali)

L’Europa è un “disegno celeste” messo in atto dagli uomini, quindi viziato nell’anima da pregiudizi tipici dell’uomo e macchiato nella sua realizzazione dalla sua perfettibilità. Ma gridare all’Europa a prescindere rischia di essere dannoso sia per il suo sviluppo sia per l’affermazione dei principi che sponsorizza.

Non è soltanto apertura delle frontiere, è coesistenza, è pace, è equilibrio. Se si vogliono cercare i punti deboli dell’Europa non occorre sforzare la fantasia, ne ha molti ma, essendo (e destinata a restare) un cantiere aperto, l’edificazione di un’Europa unita non può prescindere dall’impegno di tutti gli Stati membri e dei cittadini.

C’è bisogno di equilibrio tra l’Europa e i Paesi che ne fanno parte, c’è bisogno di una politica fiscale (che sarebbe un ottimo collante), di un diritto comunitario rispettato in ogni Stato, di un’unificazione di intenti che tenga conto delle cose intelligenti rimostrate dai sovranisti dalle cui bocche non escono soltanto idiozie.

L’Europa esiste a prescindere dalla Svizzera, così come esiste e continua a esistere a prescindere dal Regno Unito. Le prime avvisaglie di chi sia il gigante nei rapporti tra Bruxelles e Berna si stanno vedendo: a subirne i contraccolpi sono le Ferrovie federali e i cittadini che usano il trasporto su rotaia, e questo può essere soltanto il primo round di un braccio di ferro estenuante e poco lungimirante.

La contenuta visione delle destre elvetiche

Non si può partire dal presupposto che ogni forza di destra sia stupida, è però vero che le destre si dimostrano poco propense al dialogo costruttivo, convinte di vivere su posizioni inattaccabili in un mondo che cambia rapidamente e che rende persino futili posizioni che fino a pochi anni prima erano definite imprescindibili. Il naufragio delle trattative tra Berna e l’Europa non è neppure tale, nella misura in cui – visti i presupposti culturali completamente differenti – non avrebbe potuto sortire nulla di differente. Non è “fallimento”, è l’unica conseguenza possibile.

Allo stato attuale un vero colloquio costruttivo con l’Europa non può essere lasciato alle destre e non può essere assoggettato soltanto alla visione delle sinistre. Un dialogo è necessario, ma il vero insuccesso è la mancanza di apertura mentale dei rappresentati elvetici. Il successo è trovare il coraggio di ammetterlo e comportarsi di conseguenza.