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Facebook copia Clubhouse. Ecco Live Audio Rooms (solo negli Usa)

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Live Audio Rooms parte dagli Usa. Facebook ha iniziato il dispiego della propria area social che sconfina nel puro e mero audio. The Verge ha scritto un articolo sull’argomento. Al di là delle modalità del dispiego, delle peculiarità e dei limiti di Live Audio Rooms, a noi interessa quello che non si vede.

Un passo indietro

Ecco cosa diceva Marco Montemagno a gennaio del 2021 di Clubhouse, il piccolo e circoscritto social che ha sconvolto i progetti dei piani alti di Menlo Park: un’incognita che attira finanziamenti milionari e che non ha un business plan (quindi non ha entrate).

La lotta dei ricchi contro i poveri

In un mondo che ha dei punti fermi inamovibili come quello del tech, quando emerge un fenomeno (in questo caso Clubhouse) c’è da esserne felici: c’è ancora spazio per i piccoli, c’è ancora modo di vedere nascere una nuova Microsoft o Apple, una nuova Google o Facebook. Ma se i big “copiano” (in realtà riproducono idee inserendo delle funzionalità che i diretti concorrenti non possono sviluppare per mancanza di risorse) poco o nulla cambia. I grandi ricchi rimarranno pochi e i tanti poveri rimarranno per poco.

Se hai una base utenti che supera i 2 miliardi di persone, è davvero dura per la concorrenza riuscire a sferrare un colpo profondo: Google ha provato in diversi modi (Buzz, Jaiku , Google Plus, tanto per citarne alcuni) e non c’è riuscito. Chi ricorda Buzz e Jaiku? Appunto…

Se Google ha fallito (non risparmiando sugli errori madornali e sulle autoreti, per carità…) è davvero complesso che qualcuno riesca a limitare lo strapotere di Facebook. Chi ci prova viene fagocitato.

Siamo certi che Facebook (Google, Apple, Microsoft, eccetera) facciano soltanto bene all’innovazione e alla comunicazione in genere?

 

 

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