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F-35, Svizzera e neutralità

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La Svizzera ha scelto gli F-35, i super aerei di combattimento che manderanno in pensione il vetusto parco velivoli dell’esercito. A settembre del 2020 il popolo ha definitivamente accettato il budget, ovvero 6 miliardi di franchi (che avrebbero fatto tanto bene all’economia nazionale più che a quella americana).

Questa è la notizia: se ne è parlato a lungo in Svizzera, in Italia e in mezza Europa.

Se, in Svizzera, si è parlato tanto del rumore fatto dai socialisti contrari a una spesa tanto esosa, per lo più fatta per acquistare aerei, all’estero si chiedono se il Consiglio federale è veramente centrato sul problema.

I dubbi rimangono

Quattro ministri della difesa di altrettanti Stati membri Ue (Italia, Germania, Spagna e Regno Unito) hanno scritto al Consiglio federale promettendo che, qualora la Svizzera avesse scelto gli Eurofighter, gli aerei sarebbero stati assemblati in Svizzera. Un investimento fatto all’estero che avrebbe avuto ricadute economiche positive in patria, creando impiego e indotto. Un’idea suggestiva e intelligente che a Berna è passata inosservata. Meglio, dicono i sette ministri, bussare alle porte a stelle e strisce.

Oltre ai 5 miliardi (e noccioline) del costo degli aerei, la Svizzera ha comprato anche dei sistemi di difesa Patriot, anche questi figli dell’ingegneria militare americana. In un momento in cui l’Europa non fa sconti alla Svizzera (e in un momento in cui c’è chi chiede a gran voce che la Confederazione impari dalla Brexit), Berna non pensa alla politica di prossimità territoriale ma guarda oltre l’Atlantico. Furbo? Capriccioso? Al lettore la decisione.

Tra i Paesi che si sono affidati agli F-35 regna un po’ di malcontento: costi nascosti e ritardi nella messa in opera dei velivoli sono i temi di malcontento più frequenti. Il Consiglio federale, calcolatrice alla mano, ha però deciso che i 15,5 miliardi di franchi che si spenderanno durante il ciclo di vita dei nuovi aerei sono una cifra che ne rende l’acquisto più vantaggioso rispetto alla concorrenza. Tant’è, dobbiamo rassegnarci a dire, sperando che sia stato premuto anche il tasto “meno” della calcolatrice, per dedurre dalla spesa totale degli Eurofighter le ricadute economiche positive, dirette e indirette, del loro assemblaggio all’interno dei patri confini.

La neutralità

C’è chi mette in dubbio la neutralità della Svizzera. A nostro avviso frase inflazionata e scontata: occorre prima capire se e quanto la Svizzera rientra storicamente nei corretti parametri della neutralità ma, anche in questo caso, il discorso sarebbe fuorviante. C’è da ammettere che, essendo la nuova dotazione aerea e di difesa aerea abbastanza diffusa nel mondo (oltre agli Stati Uniti, i principali eserciti che ne fanno uso sono quelli del Regno Unito, di Italia e d’Olanda, oltre all’esercito israeliano) avvicina tra loro le capacità offensive dei Paesi e questo equilibrio, almeno sulla carta, non invoglia i conflitti. Sono più di 1500 anni che la frase Si vis pacem, para bellum ha una sua logica.

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