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Innovazione e formazione: il CdS impiega 6 anni per capire l’ovvio

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La notizia può essere letta qui: il Gruppo strategico del Paese – formato da persone provenienti da diverse aree – è giunto alla conclusione che il rilancio può avvenire soltanto attraverso formazione, innovazione e ricerca.

Potremmo limitarci a dire che noi de ilCronista lo diciamo fino dal primo numero e non perché siamo donne e uomini illuminati, ma perché sostenerlo appare ovvio.

Il fatto che Christian Vitta, direttore del dipartimento delle Finanze e dell’Economia, sia membro illustre di quel PLR che eccelle per comprensione delle criticità dell’innovazione, pesa come un macigno sul lungo elenco delle aggravanti. Ognuno ha le proprie responsabilità: partiti, politici, governanti, parlamentari e cittadini.

Vitta, già nel 2015, aveva lanciato un tavolo di lavoro dell’economia, che era giunto a individuare cinque aree in cui migliorare: imprenditorialità, competitività, interconnessione, digitalizzazione e sostenibilità. Aree prive di specifiche, abbandonate a sé stesse come un elenco di sostantivi qualsiasi.

Ora, il gruppo strategico, ha individuato quattro aree: ricerca e innovazione, formazione, amministrazioni pubbliche e infrastrutture, responsabilità sociale delle imprese. Altro elenco che rischia di rimanere tale, per quattro motivi.

Chi governa dovrebbe essere in anticipo

La sensazione peggiore che può lasciare trapelare chi governa, è quella di non avere la situazione in pugno. Israele, Germania, Regno Unito, Francia (soltanto per citarne alcuni) hanno creduto nell’innovazione già alla fine degli anni ’90 del secolo scorso. Oggi Israele è il portale attraversato da molte aziende per approdare al mercato americano, la Germania e il Regno Unito hanno creato decine di migliaia di posti di lavoro, la Francia ha recentemente investito 6 miliardi di euro.

Se in Ticino non avessimo avuto un governo vecchio nello spirito, oggi avremmo 4-5 mila posti di lavoro in più.

Sono anni che, ripetendoci, in Redazione ci affidiamo a tre semplici concetti:

  • L’intelligenza che genera un problema non è adatta a risolverlo
  • I problemi del 2000 non possono essere risolti con una mentalità ferma al ‘900
  • Questo il popolo ha voluto, questo il popolo ha ottenuto.

A questo (triste) trittico si aggiunge ora un grande interrogativo. Il lettore (che è, in ordine, uomo, cittadino, elettore) si chieda: come intende intervenire il governo? Qual è il piano di azione per ognuna delle aree individuate? E, non da ultimo, si chieda: quali profili abbiamo, oggi, capaci di affrontare un compito che prevede una tanto ampia visione del mondo e delle cose?

Questo profilo c’è, ce ne sono molti. Ma sono adombrati dalla predominante miopia per la quale politica, governo e parlamento rifiutano di sottoporsi a una visita oculistica e di indossare i dovuti occhiali.

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