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L’ex Macello è un caos

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Nella vicenda della demolizione dell’ex Macello regna il caos. Al di là dei giochi di parole, resta un’assenza di chiarezza eclatante che ricade due volte sulle spalle dei cittadini. La prima volta per ciò che è: un rimpallo di responsabilità, una matassa di informazioni e smentite di cui non si trova il bandolo. La seconda volta perché tutto questo nascondere la polvere sotto il tappeto è responsabilità di quello zoccolo duro di cittadini che continua a votare male, permettendo a individui di dubbia etica di non rendere conto al popolo di ciò che fanno.

Tant’è. Lo diciamo da sempre: questo il popolo ha voluto, questo il popolo ha ottenuto.

Mai sotto controllo

Le autorità cittadine luganesi non hanno mai avuto in pugno la situazione. Mai. Secondo quanto riporta il Corriere del Ticino, alle imprese edili chiamate per demolire lo stabile non sarebbe mai stato detto di smantellare solamente il tetto, rimandando così al mittente la teoria secondo cui le imprese sarebbero state coinvolte soltanto per effettuare opere di assestamento.

La polizia avrebbe prima dialogato con le imprese e solamente dopo con il Municipio. Se le forze dell’ordine fanno ciò che vogliono senza rispondere alla catena di comando, di chi è la colpa? Del Municipio troppo lasco, della polizia abusante dei propri compiti? (La risposta esatta potrebbe essere “dei cittadini che scelgono male i propri rappresentanti”?)

In ogni caso, né le forze dell’ordine né le autorità politiche e governative luganesi danno l’impressione di avere avuto la situazione sotto controllo.

L’inchiesta

I primi interrogatori sono stati fatti il 22 giugno scorso. L’inchiesta penale dovrà stabilire se ci sono state infrazioni alle leggi sull’edilizia e a quelle sulla protezione dell’ambiente.

La sensazione è che non si caverà un ragno dal buco e che si vada verso un’archiviazione. Pronti a stupirci del contrario, non ci sono molti elementi che facciano presagire un finale diverso. La trasparenza non è il pezzo forte della politica e della giustizia.

Secondo il presidente dell’Ordine degli avvocati Gianluca Padlina, non è da escludere che si arrivi a un nulla di fatto.

Sicurezza sì, trasparenza no

Le planimetrie dello stabile sarebbero state chieste settimane prima dell’intervento di demolizione, avvenuto tra il 29 e il 30 maggio 2021. Nel post-demolizione è arrivata anche la conferma della presenza di amianto (anche se resta da stabilire se in quantità nocive per l’ambiente).

L’unica linea che accomuna tutti è quella che riguarda la sicurezza della collettività. Il tetto dell’ex Macello pericolante è una chiave di lettura offerta da tutte le parti coinvolte. Si sarebbe agito in nome della sicurezza ma in onore della chiarezza no.

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