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Il Covid fa cedere anche Tim Cook. Apple posticipa il ritorno in azienda

Definirlo del tutto refrattario allo smart working sarebbe inesatto. Tim Cook ha sempre detto di non vedere l’ora del rientro dei dipendenti Apple nella sede di Cupertino ma, come riporta Bloomberg, la situazione dei contagi da Covid lo ha fatto ravvedere.

Nelle intenzioni di Apple i dipendenti sarebbero dovuti ritornare in ufficio a partire dal mese di settembre, almeno 3 giorni a settimana. Ora le alte sfere di Cupertino hanno posticipato il rientro di almeno un mese, in attesa di capire quale sarà l’evoluzione dei contagi da variante Delta.

La notizia, ovviamente, non è questa.

La normalità non ci piaceva

Fa una qual certa impressione che un gigante quale è Apple opponga resistenza a un cambiamento che sembra ineluttabile. Può non piacere, certo, ma lo smart working apre porte verso un futuro inaspettato, che spopolerà i grandi centri abitati in favore di quelli più piccoli, che probabilmente rivoluzionerà i ruoli famigliari “mamma – papà” e i loro compiti, che ci farà organizzare le giornate in modo diverso.

Questo cambiamento, che ancora può sembrare impercettibile, è attualmente in corso ed è più che sensibile.

Sempre più lavoratori, soprattutto i pendolari, si stanno convincendo che lo smart working non è il male, ancorché non tutti hanno ammortizzato con leggerezza i cambiamenti che ha comportato. Ed è logico: l’home office (come si dice al di là dell’Oceano) ha colto tutti di sorpresa. Nessuna organizzazione, persone che si sono ritrovate, da un giorno all’altro, a lavorare in uno spazio improvvisato in casa con i rispettivi coniugi costretti a fare altrettanto, magari con figli piccoli da accudire tutto il giorno a causa della chiusura delle scuole. Un evento fulmineo, però, non è per forza di cose negativo sul medio termine, quando ognuno ha trovato la quadratura del proprio cerchio.

Sembra curioso che Apple, azienda che da anni crea (a fasi alterne) innovazione, si dimostri così restia nei confronti di un cambiamento epocale, al contrario di Facebook e Google.

Cambiamento che, con il passare dei mesi, sta facendo capire a un numero sempre maggiore di persone come ciò che chiamavamo “normalità” non era un granché.

Un processo irreversibile (?)

Secondo noi Sì, ma non siamo tanto esperti da avere voce in capitolo. Rimane certo che questo cambiamento deve essere seguito da aziende, istituti e istituzioni. Ci sarà chi soffrirà di più questa novità e sarà compito delle aziende individuare le risorse che meglio si adegueranno a una vita professionale svolta per lo più al di fuori della sede aziendale.

La scuola si dovrà adeguare, alternando l’insegnamento a distanza a quello in presenza, probabilmente rifondando anche gran parte dei programmi didattici.

Le istituzioni dovranno migrare interamente online, le forze dell’ordine dovranno rivedere il concetto di territorio e le aree considerate più o meno a rischio.

Tutto ciò, una volta avviato, può davvero essere fermato?