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Politica

Diffusione variante Delta, la Svizzera spera nella campagna vaccinale

La variante Delta non arresta la sua ascesa tra chi si dice preoccupato o sorpreso. Il Consiglio federale continuerà a seguire la strategia

Dopo un breve periodo di ritorno alla normalità, i contagi da Covid aumentano ovunque. La causa è la veloce diffusione della variante Delta del coronavirus, anche in Svizzera, come evidenziato a più riprese dai media locali.

Maria Van Kerkhove, a capo del team tecnico anti-Covid dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), aveva già avvertito che la variante (prima denominata ‘indiana’) stava diffondendosi: “Questa variante ci preoccupa molto e circola già in 92 Paesi. Ora ha l’opportunità di trasmettersi con l’aumento della socializzazione, se l’allentamento delle restrizioni avviene troppo in fretta” sottolineava in una conferenza stampa a fine giugno.

In Israele il governo ha posticipato l’ingresso dei turisti, previsto per il primo luglio. In Russia, a Mosca, è stato registrato il più alto numero di casi giornalieri dall’inizio della pandemia e, in tutta Europa, tra Francia in Germania, in media la variante interessa circa tra il 15% e il 20% di tutti i nuovi casi questo secondo dati di fine giugno. Stessa cosa dicasi per gli Stati Uniti mentre, nel Regno Unito, la variante Delta rappresenta il 90% di tutti i nuovi casi giornalieri.

In Svizzera la mutazione rappresenta il 77,5% di tutte le infezioni, prima era al 30%. Si attribuisce questo picco ai non vaccinati che, dopo le vacanze in Spagna e Grecia, tornano in terra elvetica. A metà giugno, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha segnalato 619 nuovi casi, come riporta TheLocal.ch, una settimana prima erano 323. Mentre, la situazione attuale, è consultabile a questo link.

La Direttrice dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), Anne Lévy, si è detta preoccupata per i tanti non vaccinati e, benché si sapesse che i contagi sarebbero aumentati di nuovo con il venire meno di alcune restrizioni, non si aspettava che in tempi così stretti la curva potesse crescere in modo più che sensibile.

L’ideologia al di sopra di tutto

E mentre c’è chi, come Anne Lévy, prende atto della situazione, su altri fronti c’è chi predilige lo sfottò a una presa di posizione coscienziosa e matura. Parliamo di Lorenzo Quadri che ha commentato le preoccupazioni della Direttrice in modo velatamente sessista facendo intendere che Lévy non abbia i numeri per ricoprire il suo ruolo.

Rispetto a nuove misure eventuali da adottare, il Consigliere federale Alain Berset ha affermato che non verranno prese in considerazione nuove misure perché tutte le speranze, scrive la SRF, sono riposte nella campagna di vaccinazione anche se, per lo stesso Berset, come riporta la RSI, c’è preoccupazione circa l’andamento della campagna stessa. Una sorta di negazione in termini che dovrebbe fare riflettere.
Il Consiglio federale, stando quindi alle dichiarazioni, continuerà a seguire la strategia in tre fasi stabilita nella primavera scorsa e che dovrebbe portare – alla fine di agosto – alla fine delle restrizioni.

In sintesi

Vige una qual certa preoccupazione che appoggia le proprie basi su tre punti essenziali e su uno di cui avremmo fatto a meno:
1. la curva dei contagi in Svizzera cresce al di là di ogni aspettativa
2. il Consiglio federale attende con fiducia le ricadute positive della campagna vaccinale
3. il Consiglio federale non è del tutto lusinghiero nei confronti del progredire della campagna vaccinale (ma confida nel buon esito di ciò che critica)
4. Lorenzo Quadri ne approfitta per fare del sessismo al posto di fare qualcosa per i ticinesi. (Che lo supportano con: “Tutta colpa di Berna”, “Sa po’ mia”, “Non è IL Quadri che deve farCI qualcosa”).
E, sperando di sbagliarci, a ottobre saremo ancora nella melma fino al collo.