stoparp, arp, abusi, riforma arp farsa
ARP News Politica

Riforma delle ARP, non c’è peggior sordo…

La riforma delle ARP non è forma, è sostanza. Le autorità cantonali replicano alle parti interessate omettendo contenuti di rilievo. Una consultazione farsa

Alea iacta est. La riforma delle Autorità Regionali di Protezione (ARP) riproposta durante la primavera del 2020 dal Consiglio di Stato, è apparsa da subito fumosa e avulsa dalla realtà delle cose.

Ora le autorità cantonali, rispondendo ai soggetti che hanno coinvolto in una consultazione pubblica, archiviano la questione con un comunicato banale, persino offensivo, nel quale parlano di costi e di gradimento, sciorinando numeri sul tasso di favore espresso da chi ha detto la sua in merito.

Nel lamentare l’assenza di trasparenza della Cosa pubblica, noi de ilCronista, non abbiamo mai sbagliato: chi ci dice che questo tasso di gradimento è davvero elevato? Non lo mettiamo in dubbio, le istituzioni sono degne della massima fiducia ma – ed è anche questa una domanda ricorrente – perché non dimostrano ciò che si sostengono? L’attitudine al prestare il fianco a critiche non è degno delle istituzioni.

Poiché questo è un concetto molto semplice, ritorna preponderante il chiedersi il perché di tanta assenza di trasparenza. Ma tant’è.

La divisione Giustizia del dipartimento delle Istituzioni ha risposto a chi ha partecipato al pubblico dibattito affrontando soltanto la questione organizzativa e quella economica, come se il nuovo assetto di protezione del cittadino non riguardasse le persone. Di loro, delle persone, nessuna traccia.

Pareri chiesti maluccio

Già al momento dell’annuncio della riforma, il presidente dell’Associazione StopARP Orlando De Maria, aveva esternato più di un dubbio, che abbiamo raccolto in questo articolo.

In sostanza, i vertici dell’Associazione si chiedevano quali garanzie potesse offrire una riforma aleatoria, senza confini delineati, preparata in casa peraltro sui risultati forniti da una perizia (la “perizia Affolter”) commissionata nel 2008 e che ha fotografato una situazione sociale e istituzionale del Ticino di diversi anni fa.

Nel commentare la riforma si era infatti usata una frase di grande peso esplicativo: “Gli autori della riforma hanno applicato un’intelligenza del secolo scorso per risolvere un problema di questo secolo. Hanno cercato di riparare un jet supersonico del 2021 con i pezzi di ricambio di uno Spitfire del 1936.”.

A febbraio del 2021, la divisione della Giustizia ha chiesto agli attori coinvolti di formulare delle osservazioni, cosa che è stata accolta positivamente da tutti. Una buona cosa, viziata però da tre nei, tre pecche che lo Stato non può omettere di considerare, ovvero, la proposta delle autorità è apparsa priva di etica, di trasparenza e di assunzione di responsabilità.

Tra tante incertezze una cosa è certa

L’Associazione StopARP, a marzo di questo 2021, aveva fatto pervenire alla divisione della Giustizia delle osservazioni (ne abbiamo parlato qui) che possiamo riassumere così:

  • La flessibilità sembra assente nella riforma.
  • Non c’è garanzia che il nuovo assetto delle Autorità di protezione non sia assegnato ai medesimi individui che hanno compiuto un disastro dietro l’altro, in seno alle ARP. (Che il disastro sia pressoché totale lo ha detto il giudice Franco Lardelli, presidente dell’ente deputato alla sorveglianza sull’operato delle ARP, ovvero la Camera di protezione del Tribunale d’appello).
  • È scorretto voltare pagina senza rifondere le vittime delle ARP, sarebbe un’ammissione plateale di incompetenza e di irresponsabilità.

Fino a prova contraria (e questa prova, che tutti accoglieremmo con gioia, tarda ad arrivare) la riforma delle ARP è un tentativo sterile di fare tabula rasa come se nulla fosse accaduto mentre l’unica certezza è che le ARP non funzionano e una riforma nebbiosa rischia di non essere una soluzione.

Soprattutto

Soprattutto c’è bisogno di autorità che sappiano cos’è l’umiltà e che non si nascondano quando commettono errori, o sparendo del tutto oppure scaricando la responsabilità – in un circolo vizioso – una sull’altra.

Autorità simili, per il momento almeno, non le abbiamo viste.

A farne le spese i cittadini a cui lo Stato dovrebbe garantire la voce e invece gliela toglie.