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ARP News

Le ARP tacciono, le istituzioni le coprono

Abbiamo già parlato negli scorsi mesi della dottoressa Elena Paltrinieri, chiamata dall’Autorità Regionale di Protezione 3 (ARP 3, ora confluita nell’ARP 8) a esprimere il proprio parere psicologico nel quadro di una situazione famigliare.

Non è soltanto una perizia: questo caso mostra come le ARP e le istituzioni combinano guai e poi si defilano tacendo e nascondendosi. Ma arriviamo ai fatti.

La dottoressa Paltrinieri, psicologa italiana residente in Italia che serviva saltuariamente le autorità ticinesi (togliendo così lavoro a uno degli oltre 630 psicologi ticinesi) è attualmente imputata in Italia per il reato di diffamazione aggravata, questo nel quadro di un caso non attinente a quello di cui scriviamo oggi.

Torniamo al caso gestito dall’ARP 3. La dottoressa Paltrinieri, per eseguire il mandato ricevuto, ha fatto una perizia al telefono. Il risultato del suo lavoro è stato ovviamente sconcertante e ha gravato sulla vita non soltanto del cittadino ma di tutta la sua famiglia. L’Ordine degli psicologi della Lombardia è intervenuto, sostenendo che la relazione peritale della Paltrinieri non potesse essere fatta al telefono, smentendo così di fatto l’operato della psicologa. Messaggio chiaro a tutti, tranne all’ARP e al dipartimento delle Istituzioni.

Oltre il danno, 8’000 beffe

La dottoressa Paltrinieri ha cominciato a perseguitare il cittadino ticinese: querele su querele, di diverso ordine e tipo. Si va dalla diffamazione allo stalking (la Paltrinieri dice di essere stata seguita dal cittadino ticinese però, nella stessa querela, sostiene di non averlo mai visto e di non sapere che faccia avesse). Sostiene la Paltrinieri, nelle sue querele, che i pedinamenti (dei quali non ha mai fornito prova) potessero essere stati orchestrati soltanto dal cittadino ticinese, perché nessun altro ha mai criticato il suo operato. Poi, però, si scopre che ci sono altre persone ad avere aspramente criticato il suo lavoro, in Svizzera e in Italia.

Da parte della Paltrinieri nessuna ammissione di responsabilità: non soltanto è incapace di mettere in discussione il suo operato (sarebbe bastato leggere la decisione dell’Ordine degli psicologi della Lombardia), ma continua a scagliarsi contro chiunque le dia torto, in relazione a diversi casi da lei seguiti, fino a spingersi – per commentare una notizia che la riguardava pubblicata su un portale di informazione lombardo – a creare falsi profili online per difendere il suo lavoro, rivelando dettagli che avrebbe dovuto mantenere dentro ai confini del segreto professionale.

Al cittadino ticinese non tocca che darsi da fare per fare archiviare le querele sporte dalla dottoressa Paltrinieri presso le autorità penali di Monza, dove risiede: costo dell’operazione, 8’000 euro in avvocati.

Chi paga? Quanto è corretto che un cittadino, a cui le autorità hanno imposto una perita che poi ha cominciato a vessarlo al riparo dalla deontologia, dalla logica e dal civile costume, che si trova bombardato e assediato dalla rabbia di costei, debba essere lasciato solo da quelle autorità che gli hanno causato molti e seri problemi?

Quando le autorità ticinesi sono state informate delle vicissitudini legali della dottoressa Paltrinieri in Italia, non hanno fiatato. Istituzioni serie avrebbero preso delle decisioni e le avrebbero comunicate ai diretti interessati, ma non è successo. Ancora oggi, interrogate, fanno scena muta. Si nascondono, non prendono posizione, non comunicano.

Ora che sono state chiamate nuovamente a intervenire, le istituzioni hanno scelto la stessa linea: silenzio assoluto. Nessuna risposta.