notizie e democrazia
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Notizie e democrazia

Il valore economico delle informazioni che servono al funzionamento della democrazia è spesso troppo basso, ecco perché molti media non le riportano, a meno che non siano “mediaticamente succulente”: scandali, frasi poco felici dette da questo o quel direttore di un dipartimento cantonale, palesi tradimenti della volontà popolare.

Tutto ciò, alle latitudini ticinesi, si trasforma però in “scandalucci”, idiozie dette da personaggi di spicco senza che se ne rendano conto e tradimenti attesi, in nome di non si sa bene quale obiettivo superiore. E le notizie, in Ticino, fanno il resto pesando sulla democrazia.

Di questa anoressia intellettuale sono complici i media quanto i cittadini. Ecco perché ilCronista, ogni settimana, porta in superficie la scarsa etica e la ancora più scarsa capacità di vedere della politica ticinese: non per raccontare questo o quell’episodio, ma per permettere al cittadino di leggerli come un libro, capitolo per capitolo, e farsi un’idea dello spessore di chi ha voluto al governo e in parlamento. Per permettere al cittadino politicamente attivo di scuotere il proprio partito.

Il Ticino è atteso da un decennio cruciale, al termine del quale o ci saranno una scuola rinnovata, una politica del lavoro umanizzata, una politica sociale rispettosa degli ultimi (che non hanno scelto di essere tali) e delle istituzioni dirette da persone veramente capaci, oppure sarà terra di ricchi in cerca di pace, di pensionati irriducibili e di percettori di aiuti pubblici.

Così dovesse andare, la colpa non sarà più soltanto della politica ma sarà soprattutto di quei cittadini che si sono limitati a votare sempre i soliti individui. E sarà anche dei media che: o non hanno visto e raccontato lo sfacelo progressivo, oppure hanno fatto finta di non vederlo. La risposta è relativa, al di là di ciò che si possa pensare in prima battuta: in entrambi i casi i media avranno fallito.

I media, se non altro dal punto di vista aziendale (perché ogni media è un’azienda), hanno come attenuante generica la necessità di bilancio: i cittadini non hanno alibi, né generici né peculiari. Leggere i giornali è sempre saggio, usare il cervello di chi li scrive, però, non lo è.

Essere di destra o di sinistra non costituisce né reato né handicap, usare il cervello del partito, però, è molto castrante. C’è bisogno di menti libere, di persone che vedono oltre, non di pecore che si piegano alle logiche di partito senza, peraltro, che il partito abbia fatto qualcosa per loro, se non offrirgli un aperitivo durante le festività natalizie e in corrispondenza di tornate elettorali.

Le notizie sono democrazia

Prendiamo un periodo relativamente breve: 10 anni. Come stavate 10 anni fa? Quali pericoli avvertivate 10 anni fa? E oggi? Oggi, ve la sentite oggettivamente (oggettivamente!) di dire che state meglio? Sicuri sicuri? E come immaginate la vostra vita in Ticino tra 10 anni?

Di disastri, negli ultimi 10 anni, in Ticino ne sono successi tantissimi. Le occasioni perse sono state ancora di più. Errori per tutto il tessuto economico, sociale e culturale del Cantone ben più devastanti dei famosissimi Argo 1 e delle stupidaggini proferite dal direttore del dipartimento delle Istituzioni parlando di rinnovo dei permessi.

Ne citiamo alcuni: la neoimprenditoria ha generato 50 mila posti di lavoro a Londra, decine di migliaia a Berlino. Questo perché Regno Unito e Germania hanno avviato politiche attrattive con le quali sono riuscite, almeno in parte s’intende, a sopperire alla costante erosione degli stipendi e al progressivo calo del potere d’acquisto dei ceti medi locali. Dove era la Svizzera? Cosa stava facendo? Il Ticino, in assoluto la posizione strategica migliore al mondo per l’imprenditoria digitale, quale scenario fantasioso stava guardano?

Ma, soprattutto, i media cosa diavolo stavano facendo? I “watchdog”, i cani da guardia che tutto devono osservare e che in modo equidistante e onesto devono riportare ai cittadini, cosa stavano facendo? I vertici dei media perché non si sono accorti che le rispettive linee editoriali fossero fuori mira e lontane dai fatti su cui avrebbero dovuto concentrarsi?

Se i pasticci con meno conseguenze per i ticinesi sono passati alla storia e i disastri a carico della cittadinanza no, i media hanno le proprie responsabilità. I cittadini anche di più.

Sembra che l’informazione puntuale e centrata non sia mainstream, mentre quella deviata sembra fare proseliti. Un caso su tutti che riguarda altre latitudini: un americano su cinque (il 20%) è convinto che nel 2003 Saddam Hussein abbia fatto uso di armi chimiche contro i marines. Lo ha sentito alla tv, alla radio e lo ha letto sui giornali cartacei e online.

Sempre ad altre latitudini la stampa ha maggiore presa: dopo mesi di campagna, i media del Regno Unito sono riusciti a fare dimettere l’allora premier Tony Blair. Dopo mesi di campagna, culminati l’8 settembre del 2002 con la pubblicazione della notizia (falsa) secondo cui Saddam Hussein fosse quasi in grado di utilizzare armi atomiche, gli Usa hanno incassato il beneplacito della popolazione per invadere il Medioriente. Potere astronomico dei media. Altrove. Perché in Ticino i media non influenzano, nel bene e nel male, nessuno.

Sempre ad altre latitudini la stampa ha minore presa: nonostante mesi di campagna, coinvolgendo persino i cittadini chiedendo e pubblicando pareri, immagini e video, la stampa italiana non è riuscita a disarcionare il cavaliere Silvio Berlusconi.

Ora, guardando in faccia la realtà (e non le realtà parallele): a chi assomiglia di più, il cittadino ticinese? Agli inglesi che hanno voluto la testa del premier, agli americani che hanno bevuto fesserie o agli italiani i quali – nonostante la crescente e montante protesta di parte della popolazione – hanno continuato a votare per i medesimi individui, facendo finta che l’opposizione e i detrattori dicessero soltanto fesserie?

L’analisi laconica e lapidaria è una sola: nelle fasi di crisi di una democrazia la responsabilità sociale dei media si unisce ai meccanismi funzionali della democrazia stessa quando, restando lontana da principi della becera approvazione o della becera opposizione, dovrebbero semplicemente raccontare le cose come stanno. Nel bene e nel male.

Cosa e perché

I “cosa” sono sotto gli occhi di tutti e non sono importanti: Argo 1, permessopoli, permessi negati, leggi interpretate ad personam, le Autorità Regionali di Protezione, ognuno scelga il disastro più consono alla propria sensibilità.

I perché, quelli, sono molto più importanti: perché ci sono stati Argo 1, permessopoli, permessi negati, leggi interpretate ad personam e perché nessuno scuote come dovrebbe le Autorità Regionali di Protezione?

La risposta è una e una soltanto. Incapacità. L’incapacità di comprendere i tempi e di prevedere il futuro. Questo porta ad avere paura di ciò che sarà mentre, ministri e parlamentari, dovrebbero essere i condottieri che portano il popolo verso il benessere e la pace. E dare risposte alla leghista (“sa po’ mia”, oppure “ma cosa possono fare di più, i nostri?”) porta a quanto dicevamo prima: occorrono menti aperte e non incuneate nella rassegnazione secondo la quale, gli errori passati marchiano in modo irrimediabile il futuro.

I media, quelli che dovrebbero essere dei watchdog, i cani da guardia, i supervisori della democrazia e del buon governo, pubblicano notizie che si situano lontane chilometri da ogni sorta di supervisione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, tranne dei meno scolarizzati i quali, guarda caso, sponsorizzano quei partiti che si lamentano del baratro in cui sta cadendo il Ticino, guardandosi bene dall’ammettere che sono parte del problema che denunciano.