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L’Udc Ticino? Un partito che potrebbe fare bene se non fosse guidato male

Sono passati sei mesi da quando Piero Marchesi, con un articolo pubblicato sul sito dell’ Udc Ticino, ha palesato delle lacune preoccupanti. Sono passati sei mesi anche dal momento in cui Piero Marchesi ha dimenticato di ravvedersi e correggere i propri strafalcioni.

In poche e brevi parole, il presidente Udc Ticino ha sostenuto che, essendo riuscito il Regno Unito a distaccarsi dall’Europa unita, allora anche la Svizzera avrebbe potuto rinegoziare gli accordi con Bruxelles.

Al di là del fatto che non vi è un solo punto in comune che renda accostabili la Svizzera e il Regno Unito, la Brexit è stata la peggiore idea che le terre d’Oltremanica abbiano avuto, come dimostra – ancora una volta – un intervento televisivo del giornalista Ian King il quale, in una manciata di secondi, spiega gli effetti della Brexit.

Marchesi non può permettersi di dire simili castronerie: presiede un partito, parla per bocca di un partito a prescindere dalla posizione che vi occupa,  ed è un rappresentante del popola a Berna.

Nessuna organizzazione dovrebbe essere lasciata nelle mani di chi ha scarsa sensibilità della realtà delle cose.

Cosa ha detto Ian King

Nel suo intervento trasmesso il 5 settembre, il giornalista britannico ha riassunto lo scenario che si presenta agli occhi di tutti, usando queste parole: “Se espressa nei termini più apocalittici, l’Inghilterra è diventata un paese in cui i pub non hanno birra, i contadini non hanno nessuno che raccolga la loro frutta e anche se lo facessero non ci sono abbastanza camionisti per portarla nei negozi” .

Ovviamente la realtà britannica non è quella elvetica ma additare la libera circolazione, al contrario di quanto sostiene Marchesi, sarebbe guardare il dito e non la Luna.

Ciò che occorre è la creazione di una categoria di aziende a cui concedere vantaggi (fiscali, logistici e facilitazioni nelle assunzioni di cittadini residenti) al fine di instaurare, sul territorio ticinese, un’economia responsabile e rispettosa della popolazione e dell’ambiente. Il rischio è che le aziende attuali possano decidere di lasciare il Ticino se confrontate con un’instabilità in materia di decisioni economico-politiche. E il discorso dei qualunquisti secondo cui è meglio perdere certe aziende che trovarle, è un becero argomento. Gli attori economici sono importanti, il fatto che le autorità e la politica cantonali non siano in grado di farli diventare più importanti, non significa che non abbiano un peso specifico.

Anche se in modo limitato, il Canton Zugo persegue una politica simile: resta quindi da chiedersi perché Marchesi abbia voluto sparare tanto in alto da mirare (malissimo) la Brexit quando avrebbe potuto occuparsi seriamente del problema e collaborare con le persone del partito che presiede per formulare una proposta concreta. La demagogia dovrebbe rendere meno della tendenza alla soluzione di problemi.

L’Udc è un partito valido

Ricondurre l’Udc a Marchesi è sbagliato: è un partito in cui ci sono persone valide, capaci di inquadrare i problemi reali. Viene da pensare, ma questo aspetto lo tocchiamo soltanto di sponda, che costoro siano soffocati da chi è ai vertici. In ogni caso è un peccato che le idee buone (che in casa Udc non mancano) non riescano a emergere.

Il ruolo dei media

Ritorniamo anche sull’annoso problema dei media, di quella mainstream press che dovrebbe collaborare in modo attivo a trascinare il Ticino, anche rendendo i cittadini più consapevoli e che, in occasione dell’infelicissima uscita di Marchesi, ha preferito girare la testa altrove. Un’altra occasione persa per dare al popolo la reale misura dei rappresentanti che sceglie.

Una cosa accomuna Marchesi e i media: entrambi dovrebbero recitare un mea culpa.