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Femminicidi in Svizzera. Libere di non essere uccise (nonostante il parlamento)

Ogni giorno i media italiani riportano notizie di donne uccise da mariti, ex mariti, compagni, ex compagni o amici. Più in generale, il numero di femminicidi nel mondo dimostra che uccidere una donna non è una questione territoriale, non è una questione di culture locali, è proprio ciò che sembra: è una questione di genere.

In Svizzera i femminicidi sono numericamente più rari (non se ne può fare soltanto questione di proporzioni aritmetiche) ma ci sono. Nelle prime dieci settimane di questo 2021 sono stati dieci. Uno a settimana.  Un dato in forte aumento rispetto ai numeri rilasciati dai prospetti precedenti, che parlavano di una vittima ogni due settimane. Fanno paura anche quelle 20mila segnalazioni annue di violenza. Più di 1.650 al mese, 55 al giorno.

Quando, lo scorso giugno, il Movimento per il socialismo ha voluto sensibilizzare il parlamento, ha trovato una specie di muro di gomma. Il parlamento ticinese sostiene di avere altro da fare davanti a numeri simili.

Siamo confrontati con un problema di cultura patriarcale, con uno status che conferisce all’uomo l’onore di essere uomo e alla donna l’onere di essere donna.

Il ruolo della donna nella società

Oggi nel dramma afgano nasce una realtà nuova. “Fiorisce con prepotenza” un movimento di resistenza e di opposizione femminile, che soltanto pochi anni fa sarebbe stato inimmaginabile. Eppure c’è, esiste, è tangibile. Non lo sostiene chi scrive ma il direttore di Repubblica Maurizio Molinari.

In Sudan, in Colombia e in Cile le rivolte – anche se non sempre propriamente guidate da donne – sono per lo più sollevate da loro.

Il movimento MeeToo non è soltanto un’azione di rivendicazione femminista ma soprattutto femminile. Donne che dicono basta a un certo tipo di atteggiamento patriarcale.

Dalla Bibbia a Rosa Parks (nel seno delle grandi rivoluzioni)

Che l’uomo abbia preso il sopravvento persino nella Bibbia è un dato di fatto e, a dirla tutta, probabilmente non è una cosa che alle donne dà fastidio. L’elemento fastidioso è che se ne sia persa ogni traccia, fino dall’epoca precristiana.

Ma, lo ricordiamo a chi già lo sa, lo raccontiamo a chi non lo sa e lo sussurriamo a chi lo sa e fa finta di averlo dimenticato, prima che Dio creasse la Terra al suo fianco c’era una figura femminile, Hokhmah, della quale oggi si sono perse le tracce e che, tuttavia, ha ispirato il creatore. Senza Hokhmah non ci sarebbe la Terra.

Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d’allora. Dall’eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua; prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata. Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi, né le prime zolle del mondo; quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull’abisso; quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell’abisso; quando stabiliva al mare i suoi limiti, sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia; quando disponeva le fondamenta della terra, allora io ero con lui come architetto ed ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante“. (Proverbi 8, 22 – 30)

Si tratta, ovviamente, di una figura esoterica, di un riferimento a qualcosa di molto meno scabroso e sacrilego: senza parte femminile non si crea niente. Chi uccide una donna ama la morte come istallazione culturale, come stile di pensiero, come realtà di vita.

Se non fosse stato per Eva, capace di vedere ciò che Adamo non vedeva e coraggiosa fino al punto di supplire alla codardia dell’uomo, oggi non avremmo cultura del bene e del male.

Se non fosse stato per Maria, non ci sarebbe stato Gesù. Ed è sempre stata Maria a spingere Gesù a operare il primo miracolo, quello delle Nozze di Cana. (Vangelo di Giovanni 2, 1 – 25)

Si tratta, ovviamente, di metafore che rappresentano un significato ben più vasto e pratico: la civiltà evolve quando e laddove gli uomini guardano e ascoltano le donne. Nella Bibbia tutto ciò che ha segnato una rivoluzione è nata da donne. Gli uomini, nelle sacre scritture, sono per lo più quelli che non capiscono o che se ne lavano le mani.

Ci sono però riscontri pratici in ambiti in cui le donne sono state accettate, pure se non senza fatica.

Se non fosse stato per Caroline Herschel, oggi l’astronomia sarebbe molto meno aggraziata, se non fosse stato per Caterina II di Russia la politica illuminata non sarebbe mai nata (anche se, in molte parti del mondo, Ticino incluso, è deceduta subito dopo).

Se non fosse stato per Cleopatra il mondo ellenizzato non avrebbe ceduto il passo all’Impero Romano.

Se non fosse stato per Rosa Parks la rivolta per i diritti dei neri sarebbe ancora comodamente in piedi sull’autobus.

Che sia l’ora di agire?

Questa profonda mancanza di rispetto è stupido machismo e non può essere ricondotta soltanto alle abitudini di una società patriarcale. Manca l’istruzione fondamentale, manca l’empatia, manca il coraggio di riconoscere alle donne un ruolo pari a quello degli uomini.

Queste lacune non si colmano soltanto con l’educazione famigliare e quella scolastica: si colmano con l’onestà morale e intellettuale.

E il parlamento ticinese sostiene che non ci sia fretta. Che le donne possono aspettare.

Al contrario di quanto si possa pensare, questo attendismo (smentito dai numeri delle violenze collezionati dalla Svizzera) è più disonorevole per i parlamentari che per le parlamentari: queste ultime, con buona fortuna e probabilmente, vivono in ambienti civili e non avvertono la necessità di fare qualcosa che esca dalla conoscenza delle proprie esperienze quotidiane. Questione di assenza di lungimiranza.

Ma tra i parlamentari – e quindi tra gli uomini che siedono in parlamento – non avvertire la necessità di smarcarsi dai propri simili violenti e assassini è questione di assenza di dignità.

Gli uomini uccidono, le donne vengono uccise. E in Ticino il parlamento non sente l’urgenza di intervenire.