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I sindacati alla lotta (dei poveri). Unia e Ocst contro TiSin

La notizia è semplice: TiSin, sindacato diretto da Nando Ceruso, ha una politica che attira diverse imprese in materia di Contratto collettivo di lavoro (Ccl). Contratti tesi a difendere i lavoratori e che, oltre a includere diversi benefit, ragionano nella direzione della salvaguardia delle condizioni remunerative.

Unia e Ocst non ci stanno e hanno deciso di collaborare per contrastare il sindacato che sta cercando di dare una rinfrescata alla stantia mentalità imprenditoriale che aleggia sul Cantone.

Unia, estensione di quella sinistra che in Ticino ha perso la propria anima originale, è l’organizzazione sindacale che più dovrebbe tacere: sono anni che il mercato del lavoro ticinese incancrenisce e gridare oggi lo scandalo – dopo la nascita di TiSin che sta sparigliando le carte – ne fa ciò che è, ossia un sindacato debole, se non persino più che debole.

L’Ocst, dal canto suo, ha ben poco da gioire, perché non è risultata essere stata presente nei momenti in cui la presenza sindacale sarebbe stata vitale.

La legge e il senso della legge

Secondo Ceruso i Ccl sponsorizzati da TiSin non violano le leggi. Ma TiSin non può essere l’oste che garantisce sulla bontà del vino che vende, c’è bisogno di una supervisione e, questa, è garantita dal dipartimento delle Finanze e dell’economia (Dfe) il cui direttore Christian Vitta intende controllare, a partire dalle prossime settimane, che le norme siano state rispettate in ogni giardino sindacale e in ogni cortile aziendale.

Una legge, senza le opportune verifiche, non ha né futuro né utilità.

Siamo certi che questi controlli avverranno in forma molto lieve e ridotta, non tanto per volontà del Dfe ma per una latente, radicata e malata mentalità imprenditoriale che sembra avere trovato terra fertile in Ticino. Ci vorrebbe un comitato tecnico (non politico) che controllasse tutte le aziende e non soltanto qualcuna di queste, scelta casualmente o assecondando istinti intestini.

Le forze sindacali

L’ultimo acuto di forza sindacale arriva proprio da TiSin, che oggi disturba le aree sindacali storiche fino al punto di farle unire per lottare contro il terzo incomodo. Era l’estate del 2020, quando Ceruso ha affrontato a muso duro la Mikron, proprio mentre Unia e Ocst si fermavano alla lotta dialettica.

Il problema, tuttavia, non è riconducibile interamente ai sindacati, anche se questi fanno parte integrante del problema stesso (checché ne dicano loro): il nocciolo della questione è più brutale. La questione salariale non può essere demandata alla politica.

C’è bisogno di una nuova imprenditorialità e darle forma è un compito che spetta alla politica, nonostante sia ben lungi dall’averlo compreso. Oppure, ed è una possibilità, questa necessità è stata afferrata ma, nell’incapacità di metterla in pratica la politica, il governo e il parlamento, fanno finta di niente godendosi lo spettacolo offerto dalle lotte sindacali che, tra l’altro, sono l’ultima cosa di cui il Ticino ha bisogno.