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C’è chi la pensa come noi (laRegione). Il Ticino deve puntare sui giovani

Lo diciamo da sempre: il Ticino è terra dalle mille opportunità e non sfruttarle è un atto privo di lucidità e di cognizione.

Finché lo diciamo noi, piccolissimo media, è comprensibile che nessuno ci ascolti. Se a dirlo è laRegione mediante la firma di Simonetta Caratti, allora le cose cambiano o, meglio, dovrebbero cambiare. A dire il vero è ben più probabile che noi de ilCronista continuiamo a dire ciò che sostiene laRegione, sempre con la medesima penna (qui un esempio, e qui un altro).

Il futuro del Ticino

Per dare un futuro al Ticino occorre che sia il futuro a prenderne possesso. I giovani, le imprese giovani, una nuova (e giovane) economia. Occorre importare dall’estero dell’imprenditorialità sana, occorre mettere nell’economia locale il seme dell’imprenditoria sana.

Per farlo, però, occorre una visione. La visione è tutto. Ora, si chieda il lettore, quale visione arriva da chi (governo, parlamento e politica) deve guidare il Ticino?

laRegione e la nostra interpretazione

Gli articoli di Simonetta Caratti sono più ampi e abbracciano temi più vasti di quello che proponiamo noi qui oggi. Ma noi siamo un settimanale di approfondimento e non abbiamo il potere di fuoco del quotidiano ticinese: interpretiamo i pezzi de laRegione tenendo fede al loro messaggio, invitando a una riflessione supplementare. E per farlo andiamo off-topic, proponendo un contenuto video (vedi sotto) di Roberto Defez, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (in Italia, sì).

Il video è tutto interessante e, benché parli dell’assenza di una cultura scientifica in Italia (cosa non del tutto affine – ma neppure troppo distante – a questo articolo e ai pezzi della Caratti), fa comprendere per quali motivi un Paese premia o meno un certo tipo di filosofia della cultura. La parte più importante, però, inizia al minuto 4:40.

Il ruolo dello Stato

Stato, governo, politica, parlamento, attori economici principali. Tutti devono contribuire alla spinta di ogni Paese. Ticino incluso. Se manca la visione, se mancano le conoscenze che portano alla cognizione di causa, allora le cose si complicano fino a diventare ingestibili. Da qui la fuga di cervelli, da qui la perdita di un profilo imprenditoriale ed economico, da qui la perdita di un’identità centrale di cui parla laRegione.

In questo caso, citando lo “Stato”, intendiamo includere anche le sue emanazioni, siano queste istituzioni, istituti, enti o associazioni di ogni tipo e genere.

Occorrono persone in grado di vedere oltre, dotate di quell’umiltà che le renda effettivamente capaci di guardare fuori dai confini nazionali e trovare i profili adatti che possano aiutarle nel raggiungere lo scopo di cui tutto il Ticino ha bisogno: impiego, rispetto del territorio e una politica salariale accorta.

Al momento siamo lontani dall’individuare delle forze simili, ma chi ha sudato per lasciare ai giovani un Ticino vivibile, ora ha il diritto di vedere tutto il suo impegno prendere forma.

In Ticino, soltanto 20 anni fa, nessuno avrebbe mai pensato che i propri figli sarebbero dovuti migrare (in altri cantoni o all’estero poco importa) per potere condurre una vita dignitosa.

Dare tutta la colpa all’Europa, all’Italia, ai bilaterali o ai frontalieri può essere una valvola di sfogo ma non risolve il problema, perché il cuore del dilemma è tra le mura casalinghe. Il cuore del dilemma è da ricondurre a una politica che non sa leggere il presente e non sa immaginare il futuro. Senza visione, poco importa in quale ambito, si marcia sul posto.